Via, cavalca!

Questo racconto è stato pubblicato nella raccolta Biglietto, prego (Zero91, 2012)

Quando non riesco a pensare, prendo e m’incammino. Si potrebbe dire che io usi i piedi per parlare, anche se il ragionamento è improprio, perché il mio disquisire si distribuisce per la maggior parte all’interno della scatola che mi poggia sul collo. Alla lunga, ad abitare da soli si finisce col popolare la testa di strani personaggi che parlano tutti assieme: allora io prendo e mi faccio due passi, perché a camminare e a scuotere il corpo questi invasori se ne cadono tutti giù dal palco. I piedi mi servono insomma per dettare il ritmo, per mettere in fila le voci e farle parlare una alla volta, dalla più urgente alla meno importante – il principio è semplice: se la questione è di massima gravità, questa avrà il fiato necessario per raggiungermi. Continua a leggere Via, cavalca!

La mia Heimat

iperinflazioneSi era davvero così tanto abituato a sentirsi una bestia?
Eppure si era sempre sentito speciale: buono e speciale.
Aveva quella libreria così grande e la finestra che dava sul parco dove il vento scuoteva senza requie le foglie della grande palma e i rami della mimosa.
Aveva tutte quelle parole, dentro e fuori, ma non riusciva a mettere insieme un singolo pensiero.   Continua a leggere La mia Heimat

Diario di un impostore /6 (the end)

yves-tanguy-the-hand-in-the-clouds-s Dunque: tutto quello che ho fatto l’ho fatto per me. Non dico che non lo saprà mai nessuno, ma saranno senz’altro in pochi: mia moglie e i nostri animali.

La mia è una falsa modestia, il prodotto di un ego smisurato che non conosce confronti. Sarei capace di essere un impostore persino da morto e la mia foto non coinciderebbe in nulla con quello che ero. Il perimetro sarebbe stretto come quello di una lapide e di scritto non ci sarebbero che il nome e delle date. Continua a leggere Diario di un impostore /6 (the end)

"Ma una letteratura minore o rivoluzionaria comincia coll'enunciare, e vede e concepisce solo dopo" (Gilles Deleuze)