Come scrivere un racconto che funzioni

Visto che scrivo racconti da un po’ e considerato che tengo ogni tanto anche dei corsi di scrittura sulla forma breve, ho pensato di buttar giù un piccolo elenco di consigli che potete seguire durante la stesura di un racconto (o anche no, fate un po’ voi).
Una specificazione importante: non ho intitolato questo post “come scrivere un bel racconto” perché del bello (e del brutto) si occupa l’estetica, che non è il mio campo. Quello che m’interessa, come scrittore e insegnante, è se una cosa (in questo caso un racconto) funziona, ovvero se riesce a rendere giustizia all’idea originale, a quello che avevamo in testa e a come volevamo dirlo. Continua a leggere Come scrivere un racconto che funzioni

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Jurij Gagarin

Il breve racconto che segue potrebbe essere considerato anche come la costruzione di un personaggio o come l’incipit di una storia più lunga. Un racconto è sempre una finestra su qualcosa, lo spaccato di un mondo più grande che si espande fuori campo.

Mi chiamo Iuri, come Jurij Gagarin, ma più italiano.
Sono nato quattordici anni dopo il primo viaggio nello spazio. Dieci giorni prima moriva Pier Paolo Pasolini.
Mio padre non leggeva romanzi – sosteneva che fossero contrari al realismo socialista – ma L’Unità sì, quella la comprava ogni giorno.
Il mio nome l’ha scelto lui, la sera prima che venissi al mondo. Continua a leggere Jurij Gagarin

Nessuna gioia di scrivere

Il brano che segue, tratto dal romanzo Il posto di Annie Ernaux (L’Orma Editore, 2014), è una dichiarazione di poetica che mi sento di sottoscrivere. Un altro titolo buono per questo post poteva essere anche: Si dovrebbe sempre scrivere soltanto del necessario. Oppure: il peso di ogni singola parola.

Scrivo lentamente. Sforzandomi di far emergere la trama significativa di una vita da un insieme di fatti e di scelte, ho l’impressione di perdere, strada facendo, lo specifico profilo della figura di mio padre. L’ossatura tende a prendere il posto di tutto il resto, l’idea a correre da sola. Se al contrario lascio scivolare le immagini del ricordo, lo rivedo com’era, la sua risata. E la sua andatura, mi conduce per mano alla fiera e le giostre mi terrorizzano, tutti i segni di una condizione condivisa con altri mi diventano indifferenti. Ogni volta, mi strappo via dalla trappola dell’individuale.
Naturalmente, nessuna gioia di scrivere, in questa impresa in cui mi attengo più che posso a parole e frasi sentite davvero, talvolta sottolineandole con dei corsivi. Non per indicare al lettore un doppio senso e offrirgli così il piacere di una complicità, che respingo invece in tutte le forme che può prendere, nostalgia, patetismo o derisione. Semplicemente perché queste parole e frasi dicono i limiti e il colore del mondo in cui visse mio padre, in cui anch’io ho vissuto. E non si usava mai una parola per un’altra.
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L’arte del racconto/2

Da mercoledì 6 febbraio il laboratorio “L’arte del racconto” approda a Ponte Milvio, da Libri&Bar Pallotta. Saranno 12 incontri, tutti i mercoledì dalle 17.30 alle 19.30. Per maggiori info potete scrivermi all’indirizzo e-mail dadasimo@gmail.com

In questo laboratorio – indicato anche per chi si accosta per la prima volta alla scrittura, intesa come strumento narrativo – affronteremo le diverse fasi che portano alla costruzione di un racconto. Continua a leggere L’arte del racconto/2

Alcol, diserbanti e altri romantici suicidi

Quello che segue è un racconto pubblicato sul Calendario del Popolo n. 759/2013

Una sera Giulio se ne uscì con quest’idea di fare una rivista letteraria.
S’era come sempre da Tommaso, seduti su uno sgabello davanti a una vecchia botte e Alberto aveva cominciato a sbadigliare già da qualche minuto. Gli erano rimasti alcuni schizzi di vernice bianca tra i capelli, dove non faceva che grattarsi per tenersi sveglio, e io che lo prendevo in giro: «Ma che c’hai, i pidocchi?» Continua a leggere Alcol, diserbanti e altri romantici suicidi

Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

Spesso si sente dire in giro, o si legge da qualche parte, che il racconto è una sorta di palestra per lo scrittore che voglia poi cimentarsi col romanzo. Anche se più o meno tutti cominciano con lo scrivere racconti, sembra insomma che il vero obiettivo di chi scrive narrativa sia quello di arrivare al romanzo. Probabilmente questo accade perché lo si identifica subito con l’oggetto libro – una raccolta di racconti, in effetti, è un’idea che ci mette più tempo a concretizzarsi nella mente dello scrittore, tanto è vero che spesso rappresenta una specie di summa di un percorso della durata di diversi anni – e anche perché è il mercato stesso a richiedere un format preciso, oltre che dei generi, in base all’andamento delle vendite. Continua a leggere Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

La scatola nera

Quello che segue è un breve racconto scritto in occasione della rassegna Anonimo Frastuono: immaginare il paesaggio.

«Giovanni non si fa più sentire, è scomparso».
«Si sarà chiuso in camera, oppure è di nuovo in strada con quella scatoletta nera a tracolla. L’hai visto come tiene puntato il microfono? Sembra un rabdomante».
«E che cosa fa?»
«Cattura i rumori».
«Come i rumori?»
«Sì, con quella scatoletta e il microfono. Io facevo così da ragazzino, con gli insetti. Ne catturavo uno per specie e li mettevo dentro un barattolo». Continua a leggere La scatola nera

Una recensione sommersa

Alessandro Boni ha fatto parte, col sottoscritto e tanti altri, del progetto Scrittori Sommersi. Questa è la recensione che ha scritto dopo aver letto i miei racconti (anche la fotografia è sua) ed io lo ringrazio per avermi concesso il permesso di pubblicarla.

Già dalla copertina del libro, che è una piccola antologia ragionata di racconti, si evince che l’autore – che ha fatto scrivere il proprio nome e cognome in minuscolo – non voglia rubare la scena ai protagonisti delle storie narrate e si voglia mettere in disparte a osservare piccole e grandi vicende del quotidiano per provare a raccontarle. Continua a leggere Una recensione sommersa

Scrivere su carta

Non so se si tratti di una coincidenza o se i due fatti siano collegati, ma in questi ultimi giorni – gli stessi in cui ho sospeso il mio account di Facebook – ho ripreso a scrivere su carta. Nel mio computer ho diverse cartelle in cui sono suddivisi i romanzi – degli abbozzi di romanzi, a dire il vero – i racconti, i progetti, e in tutto devo dire di aver accumulato un bel po’ di battute e di KB. In generale devo ammettere di avere un bel po’ di difficoltà a portare avanti delle storie di grande respiro, che vadano oltre una decina di cartelle. Continua a leggere Scrivere su carta

Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

 

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Ieri, dopo averci pensato attentamente per un paio di mesi (ed averlo già fatto in passato), ho deciso di cancellare il mio account da Facebook. Nonostante gli indubbi vantaggi del social network (come entrare in contatto con persone con cui condividi gli stessi interessi o promuovere quello che si fa – nel mio caso i libri o i corsi di scrittura), ci sono tutta una serie di aspetti che non riesco più a tollerare e che sono nella natura stessa del dispositivo, che si nutre del nostro tempo, dei nostri pensieri, delle nostre immagini – in definitiva, del nostro privato.

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Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente] Continua a leggere Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Scrivo storie, perlopiù brevi. Insegno scrittura creativa all'Upter