Scrivere su carta

Non so se si tratti di una coincidenza o se i due fatti siano collegati, ma in questi ultimi giorni – gli stessi in cui ho sospeso il mio account di Facebook – ho ripreso a scrivere su carta. Nel mio computer ho diverse cartelle in cui sono suddivisi i romanzi – degli abbozzi di romanzi, a dire il vero – i racconti, i progetti, e in tutto devo dire di aver accumulato un bel po’ di battute e di KB. In generale devo ammettere di avere un bel po’ di difficoltà a portare avanti delle storie di grande respiro, che vadano oltre una decina di cartelle. Continua a leggere Scrivere su carta

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Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

 

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Ieri, dopo averci pensato attentamente per un paio di mesi (ed averlo già fatto in passato), ho deciso di cancellare il mio account da Facebook. Nonostante gli indubbi vantaggi del social network (come entrare in contatto con persone con cui condividi gli stessi interessi o promuovere quello che si fa – nel mio caso i libri o i corsi di scrittura), ci sono tutta una serie di aspetti che non riesco più a tollerare e che sono nella natura stessa del dispositivo, che si nutre del nostro tempo, dei nostri pensieri, delle nostre immagini – in definitiva, del nostro privato.

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Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente] Continua a leggere Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Laboratori di scrittura

Nel mese di ottobre si riparte con l’Upter, ma quest’anno con una novità.
Oltre all’ormai classico laboratorio “L’arte del racconto”, che si terrà ogni giovedì dalle 17 alle 19 (ma fate attenzione, perché la sede è stata spostata all’Istituto Tuscolano, in via Maia 19), se ne aggiunge un altro, dal titolo “I racconti degli altri”, ogni mercoledì dalle 17 alle 19 a Lungotevere Maresciallo Armando Diaz 20 (zona Ponte Milvio).
Non vi resta che scegliere e iscrivervi!

La parola ai lettori

Quelli che seguono sono i pareri di alcuni lettori che hanno letto la mia nuova raccolta di racconti, Non risponde mai nessuno (Miraggi, 2017). La fotografia qui a fianco è di Fabio Mendolicchio.

Quando arriva l’estate l’ho letto in autobus la prima volta e ho mancato la fermata. Sono scesa alla successiva e ferma nella pensilina ho continuato a leggere. Non so perché con questo freddo, ancora oggi, io abbia tanta voglia di amarene.
Giulia Fuso Continua a leggere La parola ai lettori

Assaggi

Quelli che seguono sono dei brevi estratti presi da tre dei dieci racconti della mia ultima raccolta, Non risponde mai nessuno (Miraggi, 2017)

 

Un fruscio poco distante gli gelò il sangue. Pensò che dovesse trattarsi probabilmente di un cinghiale in cerca di
ghiande e di castagne sotto alle foglie, ma il rumore non durò che pochi secondi e poi ne seguì un altro e un altro
ancora. Era lo strisciare di una serpe quello che aveva udito, oppure un merlo che era venuto a posarsi a terra e adesso lo osservava divertito?
Ormai ombra tra le ombre, Livio sentì di non essere neanche più in grado di stabilire cosa fosse reale e cosa immaginario. (“Il borro”) Continua a leggere Assaggi

Il missile

Tratto dal racconto “Il missile”, in Non risponde mai nessuno (Miraggi, 2017)

 

Quanto sembravano lontani il cielo sereno di quella vecchia fotografia e il sorriso del bambino che guardava in alto, pieno di speranza.
Negli anni Paolone non aveva mai smesso di fantasticare sul luogo in cui fosse potuto atterrare il suo missile: sul campanile di una chiesa, tra i rami di un abete gigante o magari intrappolato tra i cavi elettrici giù a valle. Continua a leggere Il missile

Via, cavalca!

Questo racconto è stato pubblicato nella raccolta Biglietto, prego (Zero91, 2012)

Quando non riesco a pensare, prendo e m’incammino. Si potrebbe dire che io usi i piedi per parlare, anche se il ragionamento è improprio, perché il mio disquisire si distribuisce per la maggior parte all’interno della scatola che mi poggia sul collo. Alla lunga, ad abitare da soli si finisce col popolare la testa di strani personaggi che parlano tutti assieme: allora io prendo e mi faccio due passi, perché a camminare e a scuotere il corpo questi invasori se ne cadono tutti giù dal palco. I piedi mi servono insomma per dettare il ritmo, per mettere in fila le voci e farle parlare una alla volta, dalla più urgente alla meno importante – il principio è semplice: se la questione è di massima gravità, questa avrà il fiato necessario per raggiungermi. Continua a leggere Via, cavalca!

Scrivo storie, perlopiù brevi. Insegno scrittura creativa all'Upter