Archivi categoria: riflessioni

Le immagini ovunque

Gli studi sul cinema hanno esercitato una grande influenza sul mio modo di scrivere. Il proliferare delle immagini mentali – oniriche e inconsce – è uno dei temi centrali della nuova raccolta che ho appena terminato di scrivere. Il cinema, inteso come oggetto di studio e produttore di immaginario, è anche uno dei protagonisti del romanzo su cui lavoro ormai da anni.
Le riflessioni sulle immagini (legate ad esempio al montaggio che ne fa la memoria) tornano dunque spesso nelle storie che racconto, come ad esempio in questa, intitolata Tutti vedevano il suo dolore, che fa parte dell’ultima raccolta che ho pubblicato (Non risponde mai nessuno, Miraggi 2017). 

Claudio non era più tornato su quella strada.
Silvia gli raccontava che ogni volta che ci andava per fare lezione le veniva da guardare in quello stesso punto e si aspettava di trovarla, invece non era rimasto che quel cuscino sporco che le persone non si erano nemmeno degnate di togliere.
«Lo sai che c’è ancora su Google Map?» Continua a leggere Le immagini ovunque

Annunci

How to write an effective short story

Given that I’ve been writing short stories for a while now and  I’ve run classes of short tale writing every now and again, this post seemed to be a natural evolution of my path.
So here you are a list of ready-made pieces of advice to follow- if you like it- through your writing process.
Before starting just a little note about the title of my post. I’ve decided not to name it “How to write a beautiful short story” because what I concern myself most here with is not the Beauty -which is about the Aesthetic- but making a tale work, which has much to do with a teacher such as me.
Doing justice to our original ideas, exactly like we’ve pictured it in our head is my aim.
I hope it’s going to be supportive! Continua a leggere How to write an effective short story

Come scrivere un racconto che funzioni

Visto che scrivo racconti da un po’ e considerato che tengo ogni tanto anche dei corsi di scrittura sulla forma breve, ho pensato di buttar giù un piccolo elenco di consigli che potete seguire durante la stesura di un racconto (o anche no, fate un po’ voi).
Una specificazione importante: non ho intitolato questo post “come scrivere un bel racconto” perché del bello (e del brutto) si occupa l’estetica, che non è il mio campo. Quello che m’interessa, come scrittore e insegnante, è se una cosa (in questo caso un racconto) funziona, ovvero se riesce a rendere giustizia all’idea originale, a quello che avevamo in testa e a come volevamo dirlo. Continua a leggere Come scrivere un racconto che funzioni

Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

Spesso si sente dire in giro, o si legge da qualche parte, che il racconto è una sorta di palestra per lo scrittore che voglia poi cimentarsi col romanzo. Anche se più o meno tutti cominciano con lo scrivere racconti, sembra insomma che il vero obiettivo di chi scrive narrativa sia quello di arrivare al romanzo. Probabilmente questo accade perché lo si identifica subito con l’oggetto libro – una raccolta di racconti, in effetti, è un’idea che ci mette più tempo a concretizzarsi nella mente dello scrittore, tanto è vero che spesso rappresenta una specie di summa di un percorso della durata di diversi anni – e anche perché è il mercato stesso a richiedere un format preciso, oltre che dei generi, in base all’andamento delle vendite. Continua a leggere Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

Scrivere su carta

Non so se si tratti di una coincidenza o se i due fatti siano collegati, ma in questi ultimi giorni – gli stessi in cui ho sospeso il mio account di Facebook – ho ripreso a scrivere su carta. Nel mio computer ho diverse cartelle in cui sono suddivisi i romanzi – degli abbozzi di romanzi, a dire il vero – i racconti, i progetti, e in tutto devo dire di aver accumulato un bel po’ di battute e di KB. In generale devo ammettere di avere un bel po’ di difficoltà a portare avanti delle storie di grande respiro, che vadano oltre una decina di cartelle. Continua a leggere Scrivere su carta

Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

 

562845_4405903349925_300904679_n

Ieri, dopo averci pensato attentamente per un paio di mesi (ed averlo già fatto in passato), ho deciso di cancellare il mio account da Facebook. Nonostante gli indubbi vantaggi del social network (come entrare in contatto con persone con cui condividi gli stessi interessi o promuovere quello che si fa – nel mio caso i libri o i corsi di scrittura), ci sono tutta una serie di aspetti che non riesco più a tollerare e che sono nella natura stessa del dispositivo, che si nutre del nostro tempo, dei nostri pensieri, delle nostre immagini – in definitiva, del nostro privato.

Continua a leggere Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente] Continua a leggere Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

La mia Heimat

iperinflazioneSi era davvero così tanto abituato a sentirsi una bestia?
Eppure si era sempre sentito speciale: buono e speciale.
Aveva quella libreria così grande e la finestra che dava sul parco dove il vento scuoteva senza requie le foglie della grande palma e i rami della mimosa.
Aveva tutte quelle parole, dentro e fuori, ma non riusciva a mettere insieme un singolo pensiero.   Continua a leggere La mia Heimat

La vera natura della mia scrittura

IMG_7520Quando è finito il mio contratto di lavoro, ormai un anno e mezzo fa, pensavo che finalmente avrei avuto un bel po’ di tempo tutto per me. Per provare a fare, ormai prossimo ai quarant’anni, quello che mi sarebbe davvero piaciuto fare. Pensavo che mi sarei finalmente liberato della precarietà dei contratti a termine, di quel mestiere che non era un vero e proprio mestiere – per quanto ci si possa specializzare, rispondere al telefono per fornire delle informazioni o per vendere oggetti e servizi è qualcosa che chiunque può imparare a fare in poco tempo. Dopo otto anni passati ad ascoltare gli altri, pensavo che finalmente mi sarei potuto mettere davvero in ascolto di me stesso, che mi sarei messo seduto a una scrivania a scrivere chissà quante ore al giorno. Continua a leggere La vera natura della mia scrittura

Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni

Carlo Carrà, Solitudine 1917)
Carlo Carrà, Solitudine (1917)

Ho scritto molti racconti (diverse decine, la maggior parte incompleti, di cui sono riuscito a pubblicarne appena una manciata) e ho iniziato non so più quanti romanzi, di cui ne ho finito (per modo di dire, perché non mi convince) soltanto uno, che era un esperimento di scrittura surrealista – chiamiamola così per comodità, visto che c’è dentro la confusione tra sogno e realtà, l’accostamento di immagini tra loro lontane, l’amour fou etc etc. Soprattutto ho scritto tanto e mi sono tenuto piuttosto alla larga dall’ambiente editoriale, dai social network (nell’ordine ho chiuso sia Facebook che Twitter), dalle presentazioni di libri e dalle polemiche letterarie. Continua a leggere Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni

Siamo stati tutti dei principianti

downloadRecentemente ho ritrovato il file di un vecchio romanzo (scritto intorno al 2004/2005 e che avevo intitolato L’anima del mondo è povera), da cui ho poi estratto una parte che ho rielaborato e che è stata pubblicata come racconto (intitolato Passaggi dagli sconosciuti) nella raccolta L’ora migliore (Il Foglio edizioni, 2011). Rileggendolo me ne sono vergognato un po’ (soprattutto per averlo mandato in lettura ad alcuni editori, tra cui sicuramente Minimum Fax), perché è pieno di luoghi comuni e di tanti errori tipici di un principiante. Se ho deciso però di renderne pubblica una piccola parte è proprio perché penso possa essere utile come esempio per chi si voglia approcciare alla scrittura.
Come potrete notare leggendolo, si capisce subito che la mia ambizione fosse quella di scrivere un romanzo cinematografico (all’epoca ero un dottorando in storia e critica del cinema): l’ambientazione del romanzo voleva un po’ ricreare le atmosfere alla David Lynch, mentre lo stile faceva un po’ il verso (un verso assolutamente sguaiato e ridicolo) a certi scrittori “maudit” che avevo da poco letto (Céline e Kerouac su tutti).
Quello che segue è l’incipit del capitolo 3, ovvero un campionario di tutte le scempiaggini da evitare quando si scrive una storia.
Continua a leggere Siamo stati tutti dei principianti