Archivi categoria: riflessioni

L’arte della disciplina

Questo pezzo è uscito originariamente su Satisfiction

Se penso a Mishima, al modo con cui mi divorai in poco tempo quasi tutta la sua bibliografia, devo ritornare con la memoria ai primi anni dell’università, alla metà degli anni Novanta e alle musicassette registrate dei CCCP, grazie ai quali scoprii l’esistenza dello scrittore giapponese.
Nel rileggere Il Padiglione d’oro (Feltrinelli, 1996) non fatico a ritrovare quegli elementi che mi colpirono già allora, primi tra tutti la scrittura così controllata dell’autore e la capacità di condensare il mondo in un quadretto. Ecco ad esempio come Mizoguchi, il giovane protagonista del romanzo, descrive il tempio per come se lo immagina dopo averne letto la storia in un libro d’arte: «Simile ad una luna sospesa in un cielo notturno, il Padiglione d’oro era stato costruito quasi a simbolo d’un’epoca fosca e tetra: era dunque inevitabile che il Padiglione dei miei sogni fosse circondato da ogni parte d’oscurità. In quella oscurità la costruzione dai bei pilastri snelli stava silenziosa e salda, sprigionando una vaga luce dall’interno.» La descrizione continua con la fenice d’oro che corona il tetto del tempio, poche righe più avanti paragonato a «un elegante vascello sul mare del tempo.» Continua a leggere L’arte della disciplina

Il rumore dei libri

Questo pezzo è apparso originariamente sul sito di Satisfiction

Nella mia biblioteca c’è un libro che è una vera e propria bussola, un libro sui libri, sull’amore per tutta questa carta che ingiallisce e prende polvere sui ripiani e richiede un po’ di attenzione.
È una storia d’amore, un inno doloroso alla grande passione che anima ogni lettore ingordo, che senza libri non sa come camminare per il mondo. Non credo di aver mai letto niente che si avvicini di più alla condizione di chi si prende cura di un oggetto tanto indifeso, di un oggetto che corre ogni giorno, ogni ora, il pericolo di cadere nelle mani sbagliate.
In Una solitudine troppo rumorosa (Einaudi, 1991) di Bohumil Hrabal i libri sorreggono letteralmente la struttura del mondo in cui vive il protagonista, che da trentacinque anni, come ripete all’inizio di ogni capitolo, pressa la carta vecchia stando tutto il giorno rinchiuso nel buio del magazzino, tra cumuli di libri e topi, dove trangugia boccali di birra «per arrivare meglio al centro stesso dei testi» e salva titoli dal macero, libri che poi si riporta a casa nello zaino, nella casa dove lo attende un cielo di quintali di libri sopra il letto. Continua a leggere Il rumore dei libri

Le immagini ovunque

Gli studi sul cinema hanno esercitato una grande influenza sul mio modo di scrivere. Il proliferare delle immagini mentali – oniriche e inconsce – è uno dei temi centrali della nuova raccolta che ho appena terminato di scrivere. Il cinema, inteso come oggetto di studio e produttore di immaginario, è anche uno dei protagonisti del romanzo su cui lavoro ormai da anni.
Le riflessioni sulle immagini (legate ad esempio al montaggio che ne fa la memoria) tornano dunque spesso nelle storie che racconto, come ad esempio in questa, intitolata Tutti vedevano il suo dolore, che fa parte dell’ultima raccolta che ho pubblicato (Non risponde mai nessuno, Miraggi 2017). 

Claudio non era più tornato su quella strada.
Silvia gli raccontava che ogni volta che ci andava per fare lezione le veniva da guardare in quello stesso punto e si aspettava di trovarla, invece non era rimasto che quel cuscino sporco che le persone non si erano nemmeno degnate di togliere.
«Lo sai che c’è ancora su Google Map?» Continua a leggere Le immagini ovunque

How to write an effective short story

Given that I’ve been writing short stories for a while now and  I’ve run classes of short tale writing every now and again, this post seemed to be a natural evolution of my path.
So here you are a list of ready-made pieces of advice to follow- if you like it- through your writing process.
Before starting just a little note about the title of my post. I’ve decided not to name it “How to write a beautiful short story” because what I concern myself most here with is not the Beauty -which is about the Aesthetic- but making a tale work, which has much to do with a teacher such as me.
Doing justice to our original ideas, exactly like we’ve pictured it in our head is my aim.
I hope it’s going to be supportive! Continua a leggere How to write an effective short story

Come scrivere un racconto che funzioni

Visto che scrivo racconti da un po’ e considerato che tengo ogni tanto anche dei corsi di scrittura sulla forma breve, ho pensato di buttar giù un piccolo elenco di consigli che potete seguire durante la stesura di un racconto (o anche no, fate un po’ voi).
Una specificazione importante: non ho intitolato questo post “come scrivere un bel racconto” perché del bello (e del brutto) si occupa l’estetica, che non è il mio campo. Quello che m’interessa, come scrittore e insegnante, è se una cosa (in questo caso un racconto) funziona, ovvero se riesce a rendere giustizia all’idea originale, a quello che avevamo in testa e a come volevamo dirlo. Continua a leggere Come scrivere un racconto che funzioni

Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

Spesso si sente dire in giro, o si legge da qualche parte, che il racconto è una sorta di palestra per lo scrittore che voglia poi cimentarsi col romanzo. Anche se più o meno tutti cominciano con lo scrivere racconti, sembra insomma che il vero obiettivo di chi scrive narrativa sia quello di arrivare al romanzo. Probabilmente questo accade perché lo si identifica subito con l’oggetto libro – una raccolta di racconti, in effetti, è un’idea che ci mette più tempo a concretizzarsi nella mente dello scrittore, tanto è vero che spesso rappresenta una specie di summa di un percorso della durata di diversi anni – e anche perché è il mercato stesso a richiedere un format preciso, oltre che dei generi, in base all’andamento delle vendite. Continua a leggere Scrivere un racconto non è allenarsi al romanzo

Scrivere su carta

Non so se si tratti di una coincidenza o se i due fatti siano collegati, ma in questi ultimi giorni – gli stessi in cui ho sospeso il mio account di Facebook – ho ripreso a scrivere su carta. Nel mio computer ho diverse cartelle in cui sono suddivisi i romanzi – degli abbozzi di romanzi, a dire il vero – i racconti, i progetti, e in tutto devo dire di aver accumulato un bel po’ di battute e di KB. In generale devo ammettere di avere un bel po’ di difficoltà a portare avanti delle storie di grande respiro, che vadano oltre una decina di cartelle. Continua a leggere Scrivere su carta

Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

 

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Ieri, dopo averci pensato attentamente per un paio di mesi (ed averlo già fatto in passato), ho deciso di cancellare il mio account da Facebook. Nonostante gli indubbi vantaggi del social network (come entrare in contatto con persone con cui condividi gli stessi interessi o promuovere quello che si fa – nel mio caso i libri o i corsi di scrittura), ci sono tutta una serie di aspetti che non riesco più a tollerare e che sono nella natura stessa del dispositivo, che si nutre del nostro tempo, dei nostri pensieri, delle nostre immagini – in definitiva, del nostro privato.

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Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente] Continua a leggere Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

La mia Heimat

iperinflazioneSi era davvero così tanto abituato a sentirsi una bestia?
Eppure si era sempre sentito speciale: buono e speciale.
Aveva quella libreria così grande e la finestra che dava sul parco dove il vento scuoteva senza requie le foglie della grande palma e i rami della mimosa.
Aveva tutte quelle parole, dentro e fuori, ma non riusciva a mettere insieme un singolo pensiero.   Continua a leggere La mia Heimat

La vera natura della mia scrittura

IMG_7520Quando è finito il mio contratto di lavoro, ormai un anno e mezzo fa, pensavo che finalmente avrei avuto un bel po’ di tempo tutto per me. Per provare a fare, ormai prossimo ai quarant’anni, quello che mi sarebbe davvero piaciuto fare. Pensavo che mi sarei finalmente liberato della precarietà dei contratti a termine, di quel mestiere che non era un vero e proprio mestiere – per quanto ci si possa specializzare, rispondere al telefono per fornire delle informazioni o per vendere oggetti e servizi è qualcosa che chiunque può imparare a fare in poco tempo. Dopo otto anni passati ad ascoltare gli altri, pensavo che finalmente mi sarei potuto mettere davvero in ascolto di me stesso, che mi sarei messo seduto a una scrivania a scrivere chissà quante ore al giorno. Continua a leggere La vera natura della mia scrittura

Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni

Carlo Carrà, Solitudine 1917)
Carlo Carrà, Solitudine (1917)

Ho scritto molti racconti (diverse decine, la maggior parte incompleti, di cui sono riuscito a pubblicarne appena una manciata) e ho iniziato non so più quanti romanzi, di cui ne ho finito (per modo di dire, perché non mi convince) soltanto uno, che era un esperimento di scrittura surrealista – chiamiamola così per comodità, visto che c’è dentro la confusione tra sogno e realtà, l’accostamento di immagini tra loro lontane, l’amour fou etc etc. Soprattutto ho scritto tanto e mi sono tenuto piuttosto alla larga dall’ambiente editoriale, dai social network (nell’ordine ho chiuso sia Facebook che Twitter), dalle presentazioni di libri e dalle polemiche letterarie. Continua a leggere Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni