Archivi categoria: romanzi

Nessuna gioia di scrivere

Il brano che segue, tratto dal romanzo Il posto di Annie Ernaux (L’Orma Editore, 2014), è una dichiarazione di poetica che mi sento di sottoscrivere. Un altro titolo buono per questo post poteva essere anche: Si dovrebbe sempre scrivere soltanto del necessario. Oppure: il peso di ogni singola parola.

Scrivo lentamente. Sforzandomi di far emergere la trama significativa di una vita da un insieme di fatti e di scelte, ho l’impressione di perdere, strada facendo, lo specifico profilo della figura di mio padre. L’ossatura tende a prendere il posto di tutto il resto, l’idea a correre da sola. Se al contrario lascio scivolare le immagini del ricordo, lo rivedo com’era, la sua risata. E la sua andatura, mi conduce per mano alla fiera e le giostre mi terrorizzano, tutti i segni di una condizione condivisa con altri mi diventano indifferenti. Ogni volta, mi strappo via dalla trappola dell’individuale.
Naturalmente, nessuna gioia di scrivere, in questa impresa in cui mi attengo più che posso a parole e frasi sentite davvero, talvolta sottolineandole con dei corsivi. Non per indicare al lettore un doppio senso e offrirgli così il piacere di una complicità, che respingo invece in tutte le forme che può prendere, nostalgia, patetismo o derisione. Semplicemente perché queste parole e frasi dicono i limiti e il colore del mondo in cui visse mio padre, in cui anch’io ho vissuto. E non si usava mai una parola per un’altra.
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Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente] Continua a leggere Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Siamo stati tutti dei principianti

downloadRecentemente ho ritrovato il file di un vecchio romanzo (scritto intorno al 2004/2005 e che avevo intitolato L’anima del mondo è povera), da cui ho poi estratto una parte che ho rielaborato e che è stata pubblicata come racconto (intitolato Passaggi dagli sconosciuti) nella raccolta L’ora migliore (Il Foglio edizioni, 2011). Rileggendolo me ne sono vergognato un po’ (soprattutto per averlo mandato in lettura ad alcuni editori, tra cui sicuramente Minimum Fax), perché è pieno di luoghi comuni e di tanti errori tipici di un principiante. Se ho deciso però di renderne pubblica una piccola parte è proprio perché penso possa essere utile come esempio per chi si voglia approcciare alla scrittura.
Come potrete notare leggendolo, si capisce subito che la mia ambizione fosse quella di scrivere un romanzo cinematografico (all’epoca ero un dottorando in storia e critica del cinema): l’ambientazione del romanzo voleva un po’ ricreare le atmosfere alla David Lynch, mentre lo stile faceva un po’ il verso (un verso assolutamente sguaiato e ridicolo) a certi scrittori “maudit” che avevo da poco letto (Céline e Kerouac su tutti).
Quello che segue è l’incipit del capitolo 3, ovvero un campionario di tutte le scempiaggini da evitare quando si scrive una storia.
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Dal mio primo romanzo

9788888850092gSono ormai passati  11 anni dalla pubblicazione del mio primo romanzo, L’albero in catene (NonSoloParole Edizioni).
Ne ripropongo qua due brevi estratti (un altro potete leggerlo
qui).

Continuai a parlare, ormai ero un fiume in piena, volevo rinfacciar loro tutti quei falsi ideali di cui si cibavano, tutte quelle belle forme marce di cui si contornavano, dei loro sentimenti ormai putridi volevo parlargli. Ma, infervorato com’ero, non mi accorsi di un gruppo di uomini che mi aveva alla fine afferrato e che mi trascinava verso l’uscita. Sembrava di stare a una battuta di caccia, con tutta quanta la corte al seguito e il banchetto che ci attendeva per festeggiare. Volti sfumati e irriconoscibili di gente incredula sfilarono davanti ai miei occhi, come tante lampadine intermittenti. Mi lasciai trascinare passivamente: io ero l’animale dietro a cui si perde la scia di sangue che nutre mosche e riporta sempre all’origine di tutto. E così il supplizio aveva avuto inizio, anche senza Caronte il mio viaggio all’inferno andava comunque in porto. Continua a leggere Dal mio primo romanzo

Appunti per un romanzo sul cinema /5

nosferatu1Il cineambulo è un soggetto che patisce il mondo, che vive a occhi aperti ma senza vedere, o vedendo troppo – le immagini che passano davanti ai suoi occhi arrivano infatti da un altrove già visto e sperimentato che non si deposita nella memoria, che rimane presente senza farsi passato. Egli è cioè incapace di liberarsi di certe sequenze, dettagli, primi piani; spezzoni di pellicola che si materializzano all’improvviso, sovrapponendosi con la realtà del mondo fisico. Continua a leggere Appunti per un romanzo sul cinema /5

Ostaggio

cei_der_student_von_prag_1926Quello che segue è il primo racconto che ho scritto in assoluto e che poi è confluito all’interno del romanzo L’albero in catene, in un capitolo onirico intitolato “Il sogno di una farfalla”.
Il titolo originale del racconto era 
Ostaggio.

C’è un ragazzo, silenzioso, che nella nebbia di questa città si perde e svanisce. Osserva, rotea gli occhi, ed in ogni angolo di strada avverte un senso di disagio. Monotone giornate grige, rischiarate verso sera dal rosso cielo tossico: così è per entrambi, ed è in questo clima che attendiamo. Le nostre ombre, allungate dalla luce artificiale, sembrano quasi tendere alla congiunzione. Lineamenti indefiniti, senza occhi né bocca. E’ vuoto il suono che emette. Afferro un sasso e lo scaglio contro il miserrimo personaggio, individuo divorato dal cancro della curiosità. Lo sento arrivare, da ogni direzione, con passo spedito, minaccioso. Continua a leggere Ostaggio

Bozzetto preparatorio alla stesura di un nuovo romanzo

antenne-roma Vera s’è alzata, non era ancora l’alba, e al buio ha rovesciato i nostri pensieri: un fracasso che non avrebbe voluto; ma anche se, alla fine li ha rotti.
Coi capelli ha coperto il cielo; e io che non vedevo niente, nemmeno il sorriso di una nuvola o il suo pianto.
«Vera,» le ho detto, «cos’è questo sussulto?»
Scrollava le spalle: un pianto di muscoli da tremare tutta la stanza.
«Rido di noi,» mi ha risposto. Continua a leggere Bozzetto preparatorio alla stesura di un nuovo romanzo

Resistere: sotto le bombe, sotto le parole

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Una Roma fantasma si erige sotto l’asfalto e le bancarelle dell’estate romana: una Roma disastrata e faticosamente ricostruita, una “città aperta”che prova ancora a resistere sotto i colpi dei luoghi comuni e delle intolleranze.
Che cosa ci ha lasciato in eredità la resistenza? Quali sono i principi per cui altri hanno combattuto? Continua a leggere Resistere: sotto le bombe, sotto le parole

A settembre, per resistere

Segnalo un’inziativa legata all’uscita del mio prossimo romanzo per l’editore Caratterimobili.
Voi, onesti farabutti è la storia di un dialogo incompiuto fra generazioni: quella che ha fatto la Resistenza e la generazione attuale, precaria, apparentemente condannata a dover assistere al crollo del proprio paese senza poter intervenire.

I lettori che vorranno scommettere sul libro prenotandone in anticipo una copia riceveranno in omaggio il racconto inedito Farabutto di uno scrittore, sia in versione cartacea che digitale.

Cliccate qui per scoprire come fare.