Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook

 

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Ieri, dopo averci pensato attentamente per un paio di mesi (ed averlo già fatto in passato), ho deciso di cancellare il mio account da Facebook. Nonostante gli indubbi vantaggi del social network (come entrare in contatto con persone con cui condividi gli stessi interessi o promuovere quello che si fa – nel mio caso i libri o i corsi di scrittura), ci sono tutta una serie di aspetti che non riesco più a tollerare e che sono nella natura stessa del dispositivo, che si nutre del nostro tempo, dei nostri pensieri, delle nostre immagini – in definitiva, del nostro privato.


In particolare, ultimamente – e faccio coincidere, forse un po’ arbitrariamente, questo ultimamente con la direzione politica che ha assunto recentemente il nostro paese – Facebook sembra essere diventato l’intestino crasso dell’Italia,  che parla una lingua triviale, sgrammaticata e violenta, espressione di un popolo fieramente ignorante – nella sua accezione più becera – che in rete (e purtroppo ormai anche fuori) si sente libero di sdoganare senza filtro ogni tipo di pulsione. Naturalmente Facebook non è la causa, ma è un po’ come uno specchio che riflette e alimenta tutto questo ed io ho deciso che non voglio farne parte, che voglio tirarmene fuori per riappropriarmi di un tempo diverso – il tempo lento della riflessione, dove il pensiero non si riduce a un click.

Per quanto riguarda invece la seconda ragione, anch’essa a suo modo politica, devo riferirmi più specificatamente alla comunità letteraria, di cui faccio parte da alcuni anni. Anche qui, quello che vedo assottigliarsi sempre di più è lo spazio dedicato a una critica matura, che non sia ridotta al post in pillole – espressione di un gusto personale – o allo stare con o contro qualcuno. Tutto questo mettersi in connessione, per quanto mi riguarda ha ben poco a che fare con la pratica della scrittura, con la sua necessità di lentezza contrapposta a un mercato bulimico che produce e divora libri che non lasciano il segno. Lo scrittore non dovrebbe essere social: non spetta a lui promuoversi, fare rete, alzare il pollice alto ai colleghi per essere ricambiato con la stessa moneta, stilare elenchi di titoli che diventano un’estensione della propria community. E soprattutto non dovrebbe essere “amico” dei propri colleghi, perché l’amicizia è il frutto dell’incontro tra due pensieri, due modi di guardare il mondo, che si avvicinano lentamente nel corso del tempo. Basta un click e siamo di nuovo fuori, da soli, alla ricerca di un senso.

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4 pensieri riguardo “Un paio di buone ragioni per uscire da Facebook”

  1. Anche io uscirei volentieri, ma una delle ragioni per cui non lo faccio è che così lasceremmo, al becero e al triviale, il campo totalmente libero. Invece, penso, che sia giusto, parafrasando Calvino, presidiare, in questo inferno, quel poco di buono e bello che ancora c’è, dargli spazio e farlo crescere.

    1. Capisco il tuo punto di vista, Pino, però Facebook non è il Mondo – anche se a volte ci illude di esserlo. Insomma, io continuo a presidiare il campo, ma con altri strumenti. In particolare, la mia arma è la scrittura e quello che ho da dire lo faccio attraverso le storie che ho scritto e che scriverò. Me ne vado soltanto da un social network, non certo dal resto.

  2. Certo, Facebook è solo uno spazio dei tanti disponibili, e la scrittura può essere potente. Mi i social network sono stati i maggiori punti di diffusione di notizie false e “tendenziose” per stimolare la “pancia” delle persone a scapito del raziocinio, indicare un nemico esterno per far passare idee fasciste e razziste. Non che sia proprio fiducioso nella possibilità di cambiare la piega che hanno preso, ma ogni voce contraria va amplificata non spenta.

    1. Guarda Pino, io per un po’ nel mio piccolo l’ho fatto (ce ne sono tanti che lo fanno), ma alla lunga sento di aver dato un sacco di energie e tempo a un dispositivo che fagocita tutto. Personalmente sento il bisogno di fare un passo indietro e delimitare il mio spazio, dove chi vuole venire è il benvenuto.

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