Riflessioni sparse sullo scrivere un romanzo contemporaneo

Oggi, mentre curiosavo tra i miei quaderni, ho ritrovato alcune vecchie considerazioni sulla stesura di un romanzo che trovo interessanti (anche se potrebbero apparire in parte ingenue).

Un romanzo deve essere CONTEMPORANEO nella lingua, nella forma e nei contenuti [basta giochetti letterari, il bello stile, l’esercizio fine a se stesso, le belle mezze idee che non portano a niente]

LINGUA
La lingua dev’essere viva, senza scimmiottare il gergo dei giovani. Potrebbe essere una creatura ibrida, al tempo stesso letteraria e plasmata dalla velocità del web e dalla crudezza della televisione.

FORMA
La forma dev’essere uno spazio adeguato al proprio tempo. Essa non può essere che frammentaria e caotica, ipertestuale. Deve trasmette il desiderio di ordine e la sua impraticabilità, come in un quadro di Klee dove l’astrattismo tende a un figurativo che non si dà, dove i piccoli dettagli occultano l’insieme.

CONTENUTO
Contemporanei devono essere i vizi, i tic e le manie (è la lezione di sempre del grottesco). Si deve partire dal piccolo per cercare (inutilmente) di raggiungere il grande. Il tema portante è l’impossibilità di vedere i nessi (I NESSI potrebbe essere un buon titolo), la complessità che ci paralizza e ci trasforma in simulacri (conosciamo tutto, siamo ovunque ma siamo fermi, la memoria si atrofizza).

 

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