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Siena, Genova, New York

Quello che segue è un estratto dal mio nuovo libro intitolato Ronnie Banti ha perso la scommessa (Divergenze editore)

Quel mondo fatto di incontri, di film visti e sognati e della certezza che l’energia del pensiero avrebbe potuto plasmare un futuro nuovo, era collassato davanti alle immagini di Genova, dinnanzi al sangue sui volti e sui corpi dei manifestanti, alle divise nere, alle auto in fiamme, alle maschere antigas, agli scudi anti-sommossa e ai manganelli che segnarono un confine tra la patria dello spirito di Ronnie Banti e quella concreta, reale, istituzionale, che egli ripugnava. La nausea di quei giorni, la repulsione per un Paese cui era accaduto qualcosa che non riusciva a spiegarsi, chiuso com’era nella bolla degli studi, gli resero la quotidianità del tutto indecifrabile. Il carico della violenza, né umana né animale, pianificata da una regia che faceva affidamento sulla furia addestrata consapevolmente, lo spettacolo che battezzava l’era del dolore naturale anestetizzato dalla quantità e dalla frequenza delle immagini, dalla pervasività dell’occhio televisivo, umiliavano il concetto di esistenza. Sgomento, nel pomeriggio dell’undici settembre 2001, di ritorno dal lavoro (era stato assunto come portalettere, per sostituire l’impiegato in ferie), aveva impattato con una perversa forma di comunione in casa di amici, celebrata davanti all’immancabile totem della tivù. Urlando, il gruppo brindava con bottiglie di birra più economica della sciacquatura dei piatti, osservando le twin towers in fiamme.

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Ronnie Banti ha perso la scommessa

E’ uscito in questi giorni il mio nuovo libro per la casa editrice Divergenze

S’intitola Ronnie Banti ha perso la scommessa ed è una novella lunga (con prefazione di Nicoletta Prestifilippo e una nota finale di Filippo Tuena)) che affronta il tema della disillusione di un protagonista intriso di ideali novecenteschi alle prese con un mondo che ha cambiato profondamente le proprie coordinate. La storia di Ronnie Banti è quella di un uomo che cerca la propria rivalsa ma che è costretto ad accettare la sconfitta e a rinunciare per sempre al proprio sogno.

Potete acquistare il libro da qui senza spese di spedizione.

Non si dimentica una voce

Questo articolo è apparso originariamente su Satisfiction

In una biblioteca che si rispetti dovrebbe esserci sempre un libro terribile e meraviglioso; un libro che ne stravolga l’ordine e trami nell’oscurità per una rovinosa caduta di tutto il sistema del proprio sapere compilato negli anni con dovizia. Si tratta di un libro scomodo, che ci ricorda qualcosa che abbiamo messo a tacere; relegato in un angolo o custodito in bella vista non fa alcuna
differenza, perché nell’uno o nell’altro caso abbandonato, esiliato dal mondo delle belle parole da ripetere e dei concetti da usare. In realtà è passato così tanto tempo dall’ultima volta che lo abbiamo sfogliato che ce ne siamo dimenticati la voce.
Un libro così io lo porto con me da circa vent’anni. È Aden Arabia (tornato recentemente disponibile grazie alle Edizioni dell’Asino) di Paul Nizan, il cui incipit fece subito leva sulle mie attitudini anarcoidi di ragazzo di provincia poco incline al gusto degli altri: «Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita.» Continua a leggere Non si dimentica una voce

L’arte della disciplina

Questo pezzo è uscito originariamente su Satisfiction

Se penso a Mishima, al modo con cui mi divorai in poco tempo quasi tutta la sua bibliografia, devo ritornare con la memoria ai primi anni dell’università, alla metà degli anni Novanta e alle musicassette registrate dei CCCP, grazie ai quali scoprii l’esistenza dello scrittore giapponese.
Nel rileggere Il Padiglione d’oro (Feltrinelli, 1996) non fatico a ritrovare quegli elementi che mi colpirono già allora, primi tra tutti la scrittura così controllata dell’autore e la capacità di condensare il mondo in un quadretto. Ecco ad esempio come Mizoguchi, il giovane protagonista del romanzo, descrive il tempio per come se lo immagina dopo averne letto la storia in un libro d’arte: «Simile ad una luna sospesa in un cielo notturno, il Padiglione d’oro era stato costruito quasi a simbolo d’un’epoca fosca e tetra: era dunque inevitabile che il Padiglione dei miei sogni fosse circondato da ogni parte d’oscurità. In quella oscurità la costruzione dai bei pilastri snelli stava silenziosa e salda, sprigionando una vaga luce dall’interno.» La descrizione continua con la fenice d’oro che corona il tetto del tempio, poche righe più avanti paragonato a «un elegante vascello sul mare del tempo.» Continua a leggere L’arte della disciplina

Il rumore dei libri

Questo pezzo è apparso originariamente sul sito di Satisfiction

Nella mia biblioteca c’è un libro che è una vera e propria bussola, un libro sui libri, sull’amore per tutta questa carta che ingiallisce e prende polvere sui ripiani e richiede un po’ di attenzione.
È una storia d’amore, un inno doloroso alla grande passione che anima ogni lettore ingordo, che senza libri non sa come camminare per il mondo. Non credo di aver mai letto niente che si avvicini di più alla condizione di chi si prende cura di un oggetto tanto indifeso, di un oggetto che corre ogni giorno, ogni ora, il pericolo di cadere nelle mani sbagliate.
In Una solitudine troppo rumorosa (Einaudi, 1991) di Bohumil Hrabal i libri sorreggono letteralmente la struttura del mondo in cui vive il protagonista, che da trentacinque anni, come ripete all’inizio di ogni capitolo, pressa la carta vecchia stando tutto il giorno rinchiuso nel buio del magazzino, tra cumuli di libri e topi, dove trangugia boccali di birra «per arrivare meglio al centro stesso dei testi» e salva titoli dal macero, libri che poi si riporta a casa nello zaino, nella casa dove lo attende un cielo di quintali di libri sopra il letto. Continua a leggere Il rumore dei libri

La vita moltiplicata

Segnalo l’uscita della mia nuova raccolta di racconti per l’editore Miraggi.

Nella sua nuova raccolta Ghelli racconta storie e personaggi che si muovono sul labile crinale che divide la realtà dal sogno e dall’inconscio. Fin dal titolo, La vita moltiplicata, l’autore dimostra di voler scommettere sulla scrittura come strumento capace di intercettare altre dimensioni – altre rispetto a quella che siamo soliti definire “realtà” – dove si moltiplicano le immagini, i quadri e le scene mentali. Il risultato finale è quello di un grande cinematografo interiore in cui i protagonisti, e con essi i lettori, si muovono in cerca di una via di fuga dal sogno a occhi aperti che sembra averli intrappolati per sempre.

Assaggi

Quelli che seguono sono dei brevi estratti presi da tre dei dieci racconti della mia ultima raccolta, Non risponde mai nessuno (Miraggi, 2017)

 

Un fruscio poco distante gli gelò il sangue. Pensò che dovesse trattarsi probabilmente di un cinghiale in cerca di
ghiande e di castagne sotto alle foglie, ma il rumore non durò che pochi secondi e poi ne seguì un altro e un altro
ancora. Era lo strisciare di una serpe quello che aveva udito, oppure un merlo che era venuto a posarsi a terra e adesso lo osservava divertito?
Ormai ombra tra le ombre, Livio sentì di non essere neanche più in grado di stabilire cosa fosse reale e cosa immaginario. (“Il borro”) Continua a leggere Assaggi

Il missile

Tratto dal racconto “Il missile”, in Non risponde mai nessuno (Miraggi, 2017)

 

Quanto sembravano lontani il cielo sereno di quella vecchia fotografia e il sorriso del bambino che guardava in alto, pieno di speranza.
Negli anni Paolone non aveva mai smesso di fantasticare sul luogo in cui fosse potuto atterrare il suo missile: sul campanile di una chiesa, tra i rami di un abete gigante o magari intrappolato tra i cavi elettrici giù a valle. Continua a leggere Il missile