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Vera – un estratto

Quello che segue è un breve estratto preso dal racconto “Vera”, che fa parte della raccolta La vita moltiplicata
(Miraggi, 2019).

 

Salì i gradini a due a due, bussò a tutte le porte. Dietro
di quelle sentiva il rumore delle incombenze mattutine, le
voci delle donne e dei bambini appena svegli su tutte, e
per le scale un gran trambusto di lavatrici in funzione, un
unico grande cestello in cui vorticava tutto il palazzo e lui
dentro che girava. Doveva essersi fatto fantasma anch’egli,
pensò Livio, perché, per quanto battesse con le nocche e
gridasse, nulla mutava dall’altra parte, al di là degli usci,
dove il quotidiano continuava il suo corso e così fu per tutti
i piani e infino all’ultimo. Quando fu arrivato in cima, al
sommo dell’edificio, sentì venirgli meno le gambe e con
esse il fiato, che aveva usato tutto nel correre e urlare; e
avrebbe voluto però continuare ancora, se solo vi fosse stata
una terrazza su cui affacciarsi a guardare l’orrore. Continua a leggere Vera – un estratto

Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni

Carlo Carrà, Solitudine 1917)
Carlo Carrà, Solitudine (1917)

Ho scritto molti racconti (diverse decine, la maggior parte incompleti, di cui sono riuscito a pubblicarne appena una manciata) e ho iniziato non so più quanti romanzi, di cui ne ho finito (per modo di dire, perché non mi convince) soltanto uno, che era un esperimento di scrittura surrealista – chiamiamola così per comodità, visto che c’è dentro la confusione tra sogno e realtà, l’accostamento di immagini tra loro lontane, l’amour fou etc etc. Soprattutto ho scritto tanto e mi sono tenuto piuttosto alla larga dall’ambiente editoriale, dai social network (nell’ordine ho chiuso sia Facebook che Twitter), dalle presentazioni di libri e dalle polemiche letterarie. Continua a leggere Che cosa ho fatto negli ultimi tre anni

Come m’innamorai dell’arte

grandeguerra_archivio_it_886_file_img_popupIl 21 maggio 1844 nasceva a Laval Henri Rousseau, conosciuto in seguito come Il Doganiere. Nel 1871 entrò a lavorare negli uffici comunali del dazio di Parigi, dove comincia a sognare di fare il pittore. Sarà, insieme a Cézanne, tra gli artisti che più influenzeranno le avanguardie, e di conseguenza tutta l’arte moderna. E come tutti i grandi geni dovette attendere molti anni prima di essere compreso e sopportare critiche feroci e sprezzanti (“Opera di un ragazzo di dieci anni che ha voluto fare gli omini”, scrissero di lui nel 1885).
Lo definirono ingenuo, primitivo, ma la sua naïveté fu la sua grandezza. Fu ammirato da Picasso (che acquistò una sua tela per 5 franchi da un mercante che gli disse che poteva usarla per dipingerci sul retro), difeso da Apollinaire, anticipò il surrealismo; ed era un autodidatta. Continua a leggere Come m’innamorai dell’arte