Archivi tag: psichiatria

Tentativi di scrivere intorno alla follia /2

pualkleeIn questi estratti la follia diventa presupposto per ragionare intorno al potere dello sguardo (in questo caso clinico) e ai rapporti di forza in cui viene preso il paziente, il cui corpo è il prodotto visibile della disciplina che è costretto a subire.

Leo spinge il pesante portone con entrambe le mani, rischiando per l’ennesima volta d’inciampare.
Il mezzo busto in gesso bianco di San Niccolò lo guarda da lontano, con un angolo d’inclinazione che spinge pericolosamente il baricentro del manufatto nel vuoto, al di là della rientranza che lo ospita sotto il piccolo arco.
Sbuffa, biascica qualcosa puntando il dito contro il santo. Si sbilancia nell’invettiva, costretto ad appoggiarsi alla parete alla sua destra per non cadere di nuovo. La mano tocca quelle incisioni su marmo che non ha mai saputo decifrare, poi torna a massaggiarsi la piccola testa. Continua a leggere Tentativi di scrivere intorno alla follia /2

Un’amicizia: dalla malattia di scrivere

Questo post è dedicato a Fabiano Voltan, un amico, prima ancora che uno scrittore (e tanto altro: pittore, musicista, e ancora), che incontrai in un giorno di diversi anni fa (si era da poco entrati nel nuovo millennio) fuori della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. Stava lì, con i suoi libri in mano che vendeva attraversando l’Italia in bicicletta, e come se ci fossimo conosciuti da sempre iniziammo un dialogo che non s’è più interrotto (anche se ci separa la distanza, sappiamo in qualche modo riprendere sempre il filo). A interrompersi, almeno momentaneamente, è stata forse la sua scrittura, che ha ceduto il passo alla meditazione e a lunghi viaggi in India.

Fabiano non ha mai cercato un editore, preferendo piuttosto perseguire una forma di autoproduzione che è una vera e propria disciplina – un giorno mi spiegò che imparò a vendere i suoi libri partendo da casa con pochi soldi, così che la fame avrebbe avuto la meglio sulla timidezza. Se non fosse stato per questa sua scelta non l’avrei mai conosciuto, e mi sarei perso sia i libri (che ho tutti, così come lui ha i miei) che la sua amicizia, in nome della quale ho deciso, con la sua autorizzazione, di pubblicare un estratto (e più precisamente l’incipit) da uno dei suoi primi testi, del 1997, intitolato Residui psichiatrici (perché una delle cose che ci accomunano, oltre alla scrittura, è l’aver avuto a che fare per lavoro con il mondo della malattia mentale: lui in veste d’infermiere psichiatrico, io di obiettore di coscienza). Continua a leggere Un’amicizia: dalla malattia di scrivere