Archivi tag: Edizioni Il Foglio

Osvaldo

abissi

 

Questo racconto brevissimo (che a ripensarci è forse più una poesia) è stato pubblicato nel 2011 nella raccolta L’ora migliore e altri racconti (Edizioni Il Foglio).
Il protagonista è un uomo che abitava di fronte alla casa della mia famiglia quando ero un ragazzino, ed è colui che mi ha insegnato l’amore per il mare e per la pesca a bolentino portandomi sulla sua piccola barca nelle prime ore del mattino. Continua a leggere Osvaldo

L’argine delle abitudini

imagesQuello che segue è uno dei racconti inseriti nella raccolta L’ora migliore e altri racconti (Il Foglio, 2011).

Quel giorno il familiare bagliore riverberato dai quattro parallelepipedi della centrale nucleare in disuso, da cui si alzava un misterioso filo di fumo che testimoniava di un’attività minima in corso – forse, pensava, necessaria a mantenere in vita quel congegno affacciato sulla riva dei tarquini, che altrimenti si sarebbe spento per sempre – guidò il suo occhio dalla sinistra, dove veniva a frangersi con discrezione il Mar Tirreno, all’argine di destra, che delimitava invece gli sterminati terreni rettangolari sui quali coceva al sole la zolla dell’etruria terra. Continua a leggere L’argine delle abitudini

Scrittore toscano dell’anno

Con L’ora migliore e altri racconti (Edizioni Il Foglio, 2011) sono stato inserito nella lista degli scrittori selezionati per il premio “SCRITTORE TOSCANO DELL’ANNO”.

Se avete letto e apprezzato il mio libro potete inviare il vostro voto, entro il 3 novembre, a uno dei seguenti indirizzi:

 info@fieralibrotoscano.it, oppure riccardocardellicchio@interfree.it, redazione@fieralibrotoscano.it, info@toscanainlibri.com

“Passaggi dagli sconosciuti”

Quello che segue è un breve assaggio del racconto Passaggi dagli sconosciuti, compreso nella raccolta L’ora migliore e altri racconti.

Infine ci sono i buchi neri in cui si disperde la trama di quella lunga notte. Non ricordo ad esempio il primo frame, come sia cominciato tutto intendo. E neanche di quando siamo rientrati nella jeep mi ricordo, a parte la fastidiosa sensazione della sabbia che mi pizzica sui testicoli mentre cerco di grattarmi con la mano infilata nella patta dei jeans. Leo che guida al volante come un demone lo vede benissimo però, i riccioli rossi al vento e lui che attende i lunghi e bui rettilinei per alzare le mani e urlare: «Guardate, va da sé!, è l’auto del futuro!» e gli altri che continuano a ridere mentre io mi dimeno con il mio problema ai genitali, dove si concentra anche tutto il terrore che stia per accadere qualcosa di terribile. Nello stereo gira una musicassetta di Robert Wyatt, credo sia At last I’m free il pezzo, ed è così etereo da sospendere nello scorrere del tempo l’animalità di quanto lo ha preceduto. Mi ricordo anche di Mariano fra Amelia e Silvia, appartati sui sedili posteriori, mentre lui se le palpeggia entrambe e dice loro che sono state veramente brave: «Meglio del solito ragazze». È l’ultima immagine in cui compaiono insieme a noi, perché dopo viene un piano sequenza sfuocato, dove le luci incrociano il cielo e l’audio off si fa talmente assordante da sovrastare ogni rumore all’interno. Ogni espressione è capovolta nell’abitacolo, mentre lo schianto squarcia per pochi secondi il silenzio della campagna intorno. Alla fine resta soltanto il rumore di una ruota sospesa che continua a girare, e la voce di Robert Wyatt che riprende a cantare dopo una pausa che mi sembra durare un’eternità.