La mia Heimat

iperinflazioneSi era davvero così tanto abituato a sentirsi una bestia?
Eppure si era sempre sentito speciale: buono e speciale.
Aveva quella libreria così grande e la finestra che dava sul parco dove il vento scuoteva senza requie le foglie della grande palma e i rami della mimosa.
Aveva tutte quelle parole, dentro e fuori, ma non riusciva a mettere insieme un singolo pensiero.   Continua a leggere

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La vera natura della mia scrittura

IMG_7520Quando è finito il mio contratto di lavoro, ormai un anno e mezzo fa, pensavo che finalmente avrei avuto un bel po’ di tempo tutto per me. Per provare a fare, ormai prossimo ai quarant’anni, quello che mi sarebbe davvero piaciuto fare. Pensavo che mi sarei finalmente liberato della precarietà dei contratti a termine, di quel mestiere che non era un vero e proprio mestiere – per quanto ci si possa specializzare, rispondere al telefono per fornire delle informazioni o per vendere oggetti e servizi è qualcosa che chiunque può imparare a fare in poco tempo. Dopo otto anni passati ad ascoltare gli altri, pensavo che finalmente mi sarei potuto mettere davvero in ascolto di me stesso, che mi sarei messo seduto a una scrivania a scrivere chissà quante ore al giorno. Continua a leggere

Inutili consigli di scrittura

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Il fatto è che un testo, la sua porzione minima e iniziale, devi guardarla e riguardarla finché non ti traballano gli occhi. E’ in quel momento lì che nasce la frase esatta, la frattura che attraversa e tiene insieme il corpo della storia.
Rischia di addormentarti, non aver paura del sonno. Al risveglio troverai qualcosa di nuovo, il lavoro di un altro. Chi è che scrive? Continua a leggere

Tundra

 

2014-01-23-10-46-21.jpgIn fondo credo di aver cominciato a scrivere per districare la complessità, questa giungla che mi ritrovo nella testa e intorno a me, che negli anni non ha fatto che estendersi, aumentare le specie animali e vegetali.
All’inizio era divertente giocare, fingere che la contaminazione fosse un fenomeno nuovo, lasciarsi galleggiare nel mare infinito che avremmo poi chiamato internet. All’inizio non c’era la paura di annegare, l’ansia di trovarsi in tutti questi spazi già affollati, troppo presi com’eravamo dalla necessità di spintonare, di farci largo, di dire la nostra – anch’io ho detto fin troppo, in alcuni casi; lo abbiamo fatto tutti. Continua a leggere

La scrittura e lo spirito

imagesChi mi conosce sa che non sono un credente, che sono una persona piuttosto razionale, con delle rigidità di carattere che evidenziano un certo attaccamento all’ideologia (un’ideologia fatta di impulsi anarcoidi e reminiscenze comuniste). D’altro canto, ricordo con certezza di essere stato un bambino molto fantasioso, che fin da piccolo costruiva storie nella testa e si riscopriva a camminare da solo, in cerchio nella sua stanza, gesticolando come un invasato. Sono ormai certo che questa parte più pura, fanciullesca, sia rimasta viva, per quanto sepolta dal polveroso strato di doveri, paure, frenesie che la vita e il mondo ci impongono (e a volte noi stessi ci imponiamo). Continua a leggere

L’apprendistato di un aspirante scrittore

imageedit_1_8875378347L’avrei voluto intitolare impasse, questo post, perché è il punto nel quale mi trovo.
Io non lo so che cosa mi autorizzi a definirmi scrittore, se non quello che ho scritto finora e la tenacia con cui ogni giorno cerco di ritagliarmi del tempo da dedicare alla scrittura.
Tutto questo, che ha avuto a che fare con la messa a punto di una lingua personale, potrebbe sembrare poco, ma è moltissimo. Mi è costato così tanto che sono arrivato a definire il mio ultimo libro come il primo dello scrittore Simone Ghelli – nel senso che chi mi legge, da quel punto lì in poi, potrà riconoscermi anche senza guardare quello che c’è scritto in copertina. Continua a leggere

Incomprensibile è il mondo, e noi i suoi naufraghi

indexDunque, questo dovrebbe essere un racconto sul raccontarsi? Perché pare proprio che non si riesca a passare se non dall’Io, e fa ridere che per arrivare a questo punto ci siano voluti anni e anni di filosofia della moltitudine. Tutto questo seminare, disseminarsi nell’Altro, ci ha tolto così bene ogni riferimento che una bussola non ce l’abbiamo più. Io fatico persino a ricordare da dove sono partito; ma vedo bene il punto in cui sono arrivato, e niente di tutto ciò che si trova nel mezzo, se non frammenti rivisti con distrazione anaffettiva. Continua a leggere

Il rabdomante – tentativi di scavare con l’uso della parola /3

Il mio Io, per quanto gonfio come un otre, trattiene ben pochi ricordi dell’infanzia: alcuni fotogrammi di Mr. Magoo in televisione, durante un pranzo coi parenti, e una macchinina a pedali nella quale m’incastrai rovesciandomi e battendo la testa sull’asfalto. Nient’altro, a parte l’asilo, dove mia madre mi accompagnava con la Cinquecento bianca coi sedili rossi in pelle. I primi tempi me ne inventai di tutti i colori per non staccarmi da lei, e arrivai persino al punto di farmela addosso apposta pur di farmi riaccompagnare a casa – e qui, se dovessi seguire le intuizioni del mio Io, finirei subito tra le grinfie della psicanalisi, che in fatto di popò si avvicina senz’altro a una scienza esatta. Continua a leggere