Archivi categoria: cinema

Le immagini ovunque

Gli studi sul cinema hanno esercitato una grande influenza sul mio modo di scrivere. Il proliferare delle immagini mentali – oniriche e inconsce – è uno dei temi centrali della nuova raccolta che ho appena terminato di scrivere. Il cinema, inteso come oggetto di studio e produttore di immaginario, è anche uno dei protagonisti del romanzo su cui lavoro ormai da anni.
Le riflessioni sulle immagini (legate ad esempio al montaggio che ne fa la memoria) tornano dunque spesso nelle storie che racconto, come ad esempio in questa, intitolata Tutti vedevano il suo dolore, che fa parte dell’ultima raccolta che ho pubblicato (Non risponde mai nessuno, Miraggi 2017). 

Claudio non era più tornato su quella strada.
Silvia gli raccontava che ogni volta che ci andava per fare lezione le veniva da guardare in quello stesso punto e si aspettava di trovarla, invece non era rimasto che quel cuscino sporco che le persone non si erano nemmeno degnate di togliere.
«Lo sai che c’è ancora su Google Map?» Continua a leggere Le immagini ovunque

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Come me nessuno mai

Questo racconto è stato pubblicato originariamente nel 2010 sul venezia-logo99sito della rivista Taxi Drivers con il titolo È nata una stella.

La prima volta che andai alla Mostra del Cinema di Venezia mi sentivo che sarei diventato un gran critico. Durante il viaggio in treno pensavo a quando avrei esibito il tesserino, quel piccolo rettangolo di cartoncino attaccato a un moschettone che ballonzola sul petto. M’immaginavo che me ne sarei andato in giro per il Lido, tra flash fotografici e scie di profumo da star, che avrei fatto le ore piccole a intrufolarmi nelle feste, a riempirmi l’agenda di numeri importanti. Continua a leggere Come me nessuno mai

Appunti per un romanzo sul cinema /5

nosferatu1Il cineambulo è un soggetto che patisce il mondo, che vive a occhi aperti ma senza vedere, o vedendo troppo – le immagini che passano davanti ai suoi occhi arrivano infatti da un altrove già visto e sperimentato che non si deposita nella memoria, che rimane presente senza farsi passato. Egli è cioè incapace di liberarsi di certe sequenze, dettagli, primi piani; spezzoni di pellicola che si materializzano all’improvviso, sovrapponendosi con la realtà del mondo fisico. Continua a leggere Appunti per un romanzo sul cinema /5

Farväl Falkenberg

Quella che segue è la recensione, pubblicata nel 2006 per la rivista FrameOnLine (che purtroppo non esiste più), di un film che ho amato molto e che ebbi la fortuna di vedere alla Mostra del Cinema di Venezia. 

Farväl Falkenberg
(Svezia, Danimarca 2006)

Regia: Jesper Ganslandt
Soggetto: Jesper Ganslandt, Fredrik Wenzel
Sceneggiatura: Jesper Ganslandt, Fredrik Wenzel
Fotografia: Fredrik Wenzel
Montaggio: Jesper Ganslandt, Michal Leszczylowski
Musiche originali: Erik Enocksson
Suono: Peter Rolandsson, Thomas Huhn
Interpreti: Holger Eriksson (Holger), David Jonsson (David), John Eriksson (John), Jesper Ganslandt (Jesper), Jörgen Svensson (Jörgen) Produzione: Memfis Film, Film i Väst, Zentropa Entertainments24, SVT Distribuzione: Trust Film Sales
Durata: 91′

Ci sono film di cui si vorrebbe parlare all’infinito. Quando si ha la fortuna di passare per questo tipo di esperienza, ci si rende facilmente conto che quelli sono i pochi di film di cui non si dovrebbe forse dir niente. Senza il supporto dell’immagine essi si ritirano, in qualche modo svaniscono, poiché vivono soltanto nell’esperienza della visione più “pura”. L’analisi non li afferra, se non rinunciando ai propri attrezzi più ricorrenti, se non tentando di adeguarsi al proprio oggetto con la consapevolezza di non potergli mai completamente aderire. Continua a leggere Farväl Falkenberg

La ri-creazione critica e cinematografica /3

finaledipartita2_rdax_260x173Inutile aggiungere che dagli anni novanta la situazione si è per così dire complicata con l’aumentare delle pagine che le riviste non specializzate dedicano alle recensioni dei film, per non parlare poi del moltiplicarsi dei siti internet e dei blog che si occupano di cinema. La distanza tra la critica e il proprio oggetto si è di conseguenza accorciata ancora di più dai primi anni novanta, quando ne scriveva Maurizio Grande, che già aveva ben individuato quali ne sarebbero state le conseguenze: una critica “stilizzata”, la cui funzione è perlopiù quella di decorare l’informazione con il commento, ovvero di neutralizzare la specificità semantica e costruttiva dell’oggetto. La tempestività del discorso critico è difatti diventata una prassi comune ai più, ad eccezione di alcuni periodici specializzati che offrono una resistenza sempre più di nicchia. Continua a leggere La ri-creazione critica e cinematografica /3

La ri-creazione critica e cinematografica /2

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Sono anni, ormai, che si parla sempre più diffusamente di crisi della critica, soprattutto per quanto concerne il cinema. I motivi di questa crisi, o presunta tale, sono tra i più disparati, e hanno portato al delinearsi di varie posizioni emerse negli ultimi 20 anni. Cercherò di fare una breve ricognizione di questo “pericoloso” territorio, avvalendomi delle preziose indicazioni riportate da Claudio Bisoni nel suo saggio intitolato Il linguaggio della critica cinematografica (Revolver, 2003). Continua a leggere La ri-creazione critica e cinematografica /2

La ri-creazione critica e cinematografica /1

truppe2Gli spazi della critica mi hanno sempre affascinato per via della loro conformazione, che spesso ha i confini della conclave, di un territorio che viene difeso con un dispiegamento di mezzi e con delle strategie che assomigliano in tutto e per tutto a quelle usate in battaglia. Continua a leggere La ri-creazione critica e cinematografica /1

Nanni Moretti. Diario di un autarchico

Segnalo l’uscita del libro Nanni Moretti. Diario di un autarchico (Sovera), a cura di Simone Isola, dove potete trovare anche un mio saggio intitolato «Aprile, il privato è politico», di cui riporto un breve estratto.

Ciò che però impressiona maggiormente di questo film, è la capacità di fissare in alcuni scatti i mutamenti epocali di un paese e di quella parte che davvero sperava in una nuova primavera – da qui anche il tentativo di accostare Aprile a un film manifesto come Oktyabr (Ottobre, URSS, 1927) di Sergey M. Ejzenstejn e Grigori Aleksandrov. Una lungimiranza, quella di Moretti, frutto di anni di critica praticata attraverso il mezzo cinematografico, con il quale ha registrato le trasformazioni di un’Italia che, a partire dagli anni Ottanta, ha vissuto il graduale e irreversibile processo di scollamento tra società civile e classe politica; al punto che oggi questo Aprile può essere davvero considerato come una sorta di profezia.

Cinema impuro

Oggi possiamo dirlo ad alta voce, senza timori reverenziali di sorta: che quello trascorso da poco (il Ventesimo) è stato il secolo del cinema, della sua progressiva emancipazione dalle altre arti, nel nome di un’autonomia che ha faticato non poco a conquistarsi.

Uno dei vincoli più forti, fin da subito, è stato senza dubbio quello nei confronti della pagina scritta, soprattutto di quella forma particolare di letteratura che è il romanzo – ma non solo: basti pensare che il cinema, nei suoi primi anni di vita, si ridusse più volte a essere “teatro filmato” (nel senso anche letterale di riduzione dell’opera da cui veniva poi tratto il film), pur di vedersi riconosciuta una propria dignità artistica (d’altronde è risaputo lo scetticismo di noti scrittori quali ad esempio Marcel Proust o Luigi Pirandello nei confronti della settima arte, per quanto altri, come Guillaume Apollinaire, ne fossero invece entusiasti). Continua a leggere Cinema impuro

Sguardi incrociati

È uscito in libreria Sguardi incrociati. Cinema, testimonianza, memoria nel lavoro teorico di Marco Dinoi (EDS), a cura di Dimitri Chimenti, Massimiliano Coviello e Francesco Zucconi.

Il libro contiene le relazioni di un lungo seminario organizzato all’interno dell’Università degli Studi di Siena, che riprendono e danno continuità alle riflessioni che Marco Dinoi ha raccolto nel libro, pubblicato postumo nel 2008, Lo sguardo e l’evento. I media, la memoria, il cinema (Le Lettere).

Il libro, che verrà presentato questa sera alla Sala Trevi di Roma, contiene anche un mio contributo dal titolo Cloverfield: il destino dello sguardo e della teoria dopo l’11 settembre.

Che cosa vedi? (in Italia)

Caratteristica saliente della commedia all’italiana fu la rappresentazione dello scollamento tra i propositi e i fatti, tra una “buona” morale del dire e una “cattiva” morale del fare. Si potrebbe affermare che l’Italia sia sempre stata tutta qua: nella natura che ne sconfessa l’immagine; motivo che ha reso tanto grande l’arte cinematografica grottesca.

Scriveva Maurizio Grande (ora in La commedia all’italiana, Bulzoni, Roma, 2003, p.55):

«Il tallonamento del quotidiano dà luogo ad una spettacolarizzazione dei temi comuni che innervano la vita minuta; una vita continuamente travolta dall’illusionismo delle amplificazioni patetiche, dalle esagerazioni e dalle distorsioni autolesive come forme tangibili del banale-paradossale. Sono i temi quotidiani dell’arte della truffa che tocca ogni aspetto della banalità esistenziale (…) »