La mia Heimat

iperinflazioneSi era davvero così tanto abituato a sentirsi una bestia?
Eppure si era sempre sentito speciale: buono e speciale.
Aveva quella libreria così grande e la finestra che dava sul parco dove il vento scuoteva senza requie le foglie della grande palma e i rami della mimosa.
Aveva tutte quelle parole, dentro e fuori, ma non riusciva a mettere insieme un singolo pensiero.  Non scriveva da mesi e continuava a rileggere vecchie cose, ad apportare piccole modifiche. Avrebbe voluto scrivere dei tempi dell’università, di quando era ancora in grado di scegliere.
Quella era stata la sua Heimat, la sua Weimar.
L’anno passato dentro al San Niccolò aveva vissuto una rivoluzione così grande da non saper resistere. Dopo, si era lentamente sbriciolato. Era franato su se stesso.
A quarant’anni poteva davvero dirsi ancora di essere così buono, così speciale? Era una bestia e non sapeva rimettere insieme i pezzi.

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