Le citazioni pericolose: Joyce Carol Oates

joyce-carol-oates-picda Un’educazione sentimentale (e/o, 2000)

Nella stagione autunnale ricordava con più vividezza le emozioni che non le appartenevano più, i piaceri aspri, intensi e spietati del corpo. Forse aveva qualcosa a che fare con la luce obliqua, con l’odore acre delle foglie che bruciavano, con i bambini che la mattina si affrettavano a scuola. Quei giorni avevano come un’urgenza, un significato più vivo da cui lei era esclusa. L’autunno era fatto per altre persone, persone più giovani. Non se ne rammaricava. Diventava d’umore elegiaco, metteva sul fonografo i Quaderni di Beethoven, elaborava lunghe poesie dalla costruzione libera che celebravano la tragica necessità della perdita.
Era vero che a volte piangeva, senza motivo apparente, che si risvegliava a volte da un sogno doloroso nel quale stava piangendo, scossa da un doloroso e muto lamento. Era diventata una donna anziana. Anziana! Era un concetto difficile da afferrare. Ma il più delle volte provava un certo piacere a ricordare, le piacevano le lacrime purificatrici. Il semplice atto di trasformare determinate esperienze in linguaggio equivaleva a soggiogarle e le procurava una specie di curioso trionfo. Dopotutto era una poetessa.

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