Una storia per bambini?

divertente_gatto_che_ride (2)Questo è l’incipit di una storia su un gatto parlante, una delle tante che mi riprometto di finire durante quest’anno.

Che ci crediate o no, al mondo esiste almeno un gatto parlante.
Detta così sembrerebbe l’incipit di una storia per bambini, ma io ne conosco davvero uno: si chiama Bohumil.
È bianco e nero e cammina storto come un granchio, fa le fusa non appena qualcuno lo tocca, a volte basta persino guardarlo, e poi ha un appetito che neanche un essere umano, guardate.
Dove vive non posso dirvelo, altrimenti verrebbe subito trasformato in una specie di attrazione da circo e invece lui non vuole nient’altro che quello che ha già: una casa confortevole, uno spazio all’aperto dove cacciare lucertole e addormentarsi al sole, una persona meravigliosa che si prenda cura di lui.
Ma torniamo al fatto principale, al fatto che questo animale parli.
Io l’ho sentito, ve lo posso giurare. Ha proprio una voce simpatica, pronuncia alcune consonanti in un modo strano, come se avesse una lisca sotto alla lingua, che detta per un gatto sembrerebbe davvero una facile battuta.
L’ho incontrato una mattina fuori dal palazzo dove abito, nel parchetto antistante che non usa mai nessuno, ad eccezione di una signora che lo attraversa una volta al giorno col suo cagnolino al guinzaglio.
Il gatto stava lì da solo, che si rotolava tra i sassolini e i ciuffi d’erba.
Quella mattina non andavo particolarmente di fretta, ero uscito con un minuto di anticipo, perciò dissi tra me e me: soltanto un attimo, mi fermo per una carezza e poi scappo.
Così mi sono accovacciato e quello mi si è avvicinato e ha cominciato a fare le fusa che io ancora non lo avevo nemmeno toccato. La mia mano stava lì, appesa nell’aria, e il gatto ci spingeva la sua testa contro e inarcava la schiena. Per fare colpo si è addirittura rotolato a terra e mi ha mostrato il pancino tutto rosa, ma si era già fatto tempo di andare e così ho cercato di rialzarmi senza dare troppo nell’occhio e sono indietreggiato, ma proprio quei miei passi incerti hanno determinato l’inizio di tutto, di questa storia che a leggerla non vi sembrerà reale.
«Non te ne andare,» mi ha implorato, «mi piafsono tanto le tue carefse… »
Che ci crediate o meno, è proprio così che è cominciata.

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