Tentativi di scrivere intorno alla follia /1

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Di follia (dell’esperienza maturata come obiettore di coscienza in un ex ospedale psichiatrico) son piene le mie pagine, dai racconti ai romanzi. Ne è pieno anche il mio computer, saturo di materiali abbozzati che ho deciso di pubblicare qua, perché evidenziano la difficoltà di scrivere della follia senza cadere in luoghi comuni o in stupidi romanticismi, o addirittura in inutili sensazionalismi, che è davvero la cosa peggiore che si possa fare davanti al dolore degli altri.

Spesso, come in questo primo estratto, la condizione degli ex manicomi (il processo di smantellamento e il conseguente abbandono degli spazi) diventa materia per riflettere su altro, su ciò che accade al di fuori delle mura, in quello che per contrapposizione si definirebbe il “paese civile”.

Fumiamo così tanto che abbiamo la punta delle dita gialle di nicotina, in certi casi persino le unghie, ma non è che ci sia poi molto altro da fare. A me di scrivere non riesce più, in mezzo a tanta bruttezza.
Preferisco passeggiare, sniffare l’odore di questi alberi secolari sotto cui amo ripararmi, che siano la pioggia o il sole a darmi la caccia. A volte passo le ore a prendere a calci i mozziconi bagnati delle cicche, li sposto dalla strada spingendoli verso l’argine. Da quando sono qua la mia mania per l’ordine è peggiorata, come se fosse un’àncora di salvezza in mezzo a tutto questo caos.
Ho sentito dire che l’intero paese è allo sbando, ma non m’interesso granché della questione. Da qua sarebbe troppo facile dare giudizi. Ho smesso da un po’ di farmi certe domande, piuttosto mi godo questa pace dei sensi che ha un’eco lontana, di un’onda lunga nei secoli. Il resto è congetture, pensieri, affanni, ma la chimica delle cose parla da sé.
Intorno a noi, il paese crolla, e invece qua tutto è stabile e niente muta.

*****

Qua se ne stanno andando via tutti come le mosche, uno alla volta. Una mattina ti alzi e ne manca uno. Stanotte è morto quello, ci dicono, ma non è che poi la giornata sia diversa dalle altre. Non so dove li portino, quelli che se ne sono andati. La cosa strana è che se ne vanno tutti di notte, e quando mi alzo non ci sono più.

*****

Che cos’ha lo Sceriffo? È davvero il suo livello di glucosio nel sangue a ridurlo così, o c’è qualcos’altro?
Sembra sotto sedativi già di prima mattina, mentre si trascina a fatica dietro al sole per consumarne ogni spicchio disponibile. Ha le labbra secche e gli occhi impastati di sonno, cisposi, e anche la grossa svastica sul suo cappellino da baseball si sta consumando, stinta da tutta quella luce che va cercando in continuazione.
Allo stesso modo, dentro casa le sue tracce sono scomparse un poco alla volta. I simboli si sono sciolti sotto il lavoro delle mani, giorno dopo giorno, e le macchie si sono diluite, sostituite da altre sporcizie…

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