Inutili consigli di scrittura

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Il fatto è che un testo, la sua porzione minima e iniziale, devi guardarla e riguardarla finché non ti traballano gli occhi. E’ in quel momento lì che nasce la frase esatta, la frattura che attraversa e tiene insieme il corpo della storia.
Rischia di addormentarti, non aver paura del sonno. Al risveglio troverai qualcosa di nuovo, il lavoro di un altro. Chi è che scrive? Questa è la domanda che deve accompagnarti tra le pieghe della notte.
Il soggetto del racconto deve essere innanzitutto la voce, uno sguardo. La trama sgorgherà da sé, dovrà esserne posseduta. Prendi l’esempio del sogno: non è che ti metti a farne prima la sinossi, semmai ne abbozzi un riassunto a posteriori. Chi era quello? E quel posto, dove l’ho già visto? Che cos’è che dicevo? Fammi ricordare, fammi ricordare…
Lo scrittore non inventa nulla, assorbe. Vedila così: è una spugna, e il lavoro della scrittura è strizzare questa spugna, spremere fino in fondo e poi, ecco… C’è rimasto qualcosa? E’ da quel fondo irriducibile che devi partire.

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