La sentinella di ferro

imageedit_2_6723046358Questo racconto vinse il concorso “Microfinzioni” indetto dal blog MinimaetMoralia nel 2010.

Una vita risucchiata dal vuoto.
Ecco quello che vide Ermete la prima volta che ci rimise piede.
Tutta la fatica, il sudore, la forza dei muscoli in tensione, in armonia con il rumore folle delle macchine, e le esplosioni di calore, e i boati, e quell’odore di bruciato che li assediava ovunque; tutto questo era come evaporato, risucchiato dal verminaio di tubi che correva sotto ai suoi piedi.
Si guardò intorno, per ritrovare almeno uno dei diciannove anni passati là dentro, ma l’acido li aveva corrosi al punto da renderli irriconoscibili.
Non una macchia, un cumulo di limatura, un groviglio di reggette alle quali attaccare la memoria.
Non riusciva neanche più a immaginarla, la vita precedente. Chi l’avrebbe mai detto: non gli mancava.
Aveva sentito di altri operai che si erano chiusi in casa senza più uscire, di alcuni che non parlavano più neanche con la moglie o con la figlia. Aveva saputo di Franco, che lo ritrovarono che camminava sulla spiaggia di Carbonifera. Non lo sapeva dov’è che era stato in quei due giorni, che cosa aveva fatto. Non se lo ricordava, però da quel giorno aveva preso l’abitudine di svegliarsi alle cinque del mattino e di andare a passeggiare per due ore sul lungomare argilloso vicino alla centrale dell’Enel.
La rimozione forzata lasciava buchi che ognuno di loro tappava in modo originale.
Non Ermete. Il suo passato era sempre stato un buco, un ripetersi di gesti che non gli appartenevano e che avevano aperto e allargato a dismisura una falla nella propria volontà. Nessuna affezione per quella vita, per quel veleno che il progresso gli aveva inoculato nei polmoni e nella pelle giorno dopo giorno. Quando cominciò a girare la voce che si voleva riconvertire l’economia, che era finita l’epoca dell’acciaio pesante, a lui non cominciarono a tremare le mani come agli altri; non si mise a fare più di quello che aveva sempre fatto, lui, come se ad aumentare la produzione avessero potuto invertire il senso di marcia.

Il racconto continua qui

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4 pensieri su “La sentinella di ferro

  1. dopo l’odore di bruciato ho un po’ perso il filo dei miasmi liberati dalle interiora del mostro in decomposizione. forse la microfinzione prevale sulla fisicità del cadavere e la storia finisce per scriversi più sulla falla aperta dal racconto che sul corpo umano di Ermete. magari è stata solo una mia impressione, dettata dal contesto un po’ surreale della “bolla silenziosa”. comunque è un buon racconto, coraggioso per tema e sviluppo, nonché con una chiusa degna di Philip Dick.

  2. C’era un limite di battute da rispettare, forse dipende da questo, però il riferimento a Dick mi fa grande onore… grazie! 🙂

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