Oboe d’amore

toscanimaledettiQuello che segue è l’incipit del mio racconto intitolato Oboe d’amore, che potete trovare all’interno dell’antologia Toscani maledetti (Piano B Edizioni), curata da Raoul Bruni.

Accadeva così: che io la seguissi ovunque.
Lei, stanca di tutti quegli sguardi, si era appartata in campagna: dove faceva delle lunghe passeggiate con indosso i suoi strani cappellini; e gli animali la guardavano, e anch’io: certo.
Accadeva che io fossi un’ombra, e che perciò strisciassi silenzioso tra i tappeti di foglie autunnali; e che ricoperto in testa d’un cappuccio di pelliccia, restassi a fiutarla tra i folti cespugli, a respirarla di lontano.
Che non mi abbia mai visto resta un mistero: forse, troppo presa dal rimirarsi nello stagno, e poi dal ripensare quell’immagine riflessa di se stessa, non si accorgeva davvero che degli esseri più piccoli: che per farsi notare fanno sempre più baccano degli altri, si sa. Ad esempio tutti quei passerotti che lei lasciava becchettare tra i suoi capelli: ma anche i roditori, che scendevano a frotte dai rami; e poi tutto quello squittire e chioccolare lì intorno: una sinfonia da uscirci pazzi.
Dovete infatti sapere che io con la musica non ho mai avuto un buon rapporto: che dall’età di quattro anni mi misero a fare gli esercizi al piano con le noci tra le dita, per tenerle divaricate, e che mi obbligavano a raccoglierle ogni volta che cadevano e a riprendere il brano daccapo: e che io le noci me le mangiavo poi di nascosto, anche questo lo dovete sapere. Chopin lo odiavo, con tutto quello struggimento; un po’ meno Mozart, che in certi passaggi mi faceva sobbalzare dallo sgabello: come i grilli che in futuro mi sarebbero zompati tra i piedi, nascosti in quei ciuffi d’erba secca, e a volte fin dentro la barba. Mentre la guardavo, però, sentivo piuttosto le note d’un Ravel, o d’un Debussy: tutto un rincorrersi di pifferi e percussioni, insomma; perché la sua corsa in mezzo a quei campi era una pennellata feroce di colore, e uno squarcio nel paesaggio che s’animava tutto. Era di più: uno strappo nel cielo, che si rovesciava a terra insieme a tutti gli angeli; e me li sentivo nello stomaco, quelli, che mi pizzicavano le corde e solleticavano il sentimento.

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