L’apprendistato di un aspirante scrittore

imageedit_1_8875378347L’avrei voluto intitolare impasse, questo post, perché è il punto nel quale mi trovo.
Io non lo so che cosa mi autorizzi a definirmi scrittore, se non quello che ho scritto finora e la tenacia con cui ogni giorno cerco di ritagliarmi del tempo da dedicare alla scrittura.
Tutto questo, che ha avuto a che fare con la messa a punto di una lingua personale, potrebbe sembrare poco, ma è moltissimo. Mi è costato così tanto che sono arrivato a definire il mio ultimo libro come il primo dello scrittore Simone Ghelli – nel senso che chi mi legge, da quel punto lì in poi, potrà riconoscermi anche senza guardare quello che c’è scritto in copertina.

Il fatto è che lo scrittore, che non sia più aspirante, una volta approntata una sua lingua (chi non fa neanche questo, secondo me non aspira affatto a diventare scrittore) deve anche imparare ad usarla, a piegarla alla necessità di ciò lo circonda, del mondo di cui fa parte. Questa necessità è l’urgenza di raccontare qualcosa, di dare un punto di vista nuovo, che è un po’ come aprire una finestra in una stanza dove ci si senta soffocare. La domanda che si deve fare un aspirante scrittore, giunto a quel punto dove mi sento adesso io, è: che cosa sento che dovrei davvero dire? Che cosa mi spinge a pensare che sia necessario ancora un mio libro (un altro, nell’oceano sterminato di roba che si produce) tra gli scaffali delle librerie?
Ecco, io mi trovo a questo punto qua: affacciato alla finestra, in compagnia della mia bella scatola degli attrezzi. La cosa terribile è che potrebbero anche non servirmi più a niente, ma non posso far finta che non sia così e continuare a scrivere e pubblicare tanto per smuovere le acque. Anche perché, diciamocelo chiaramente, queste acque sono da un po’ di tempo piuttosto stagnanti, oserei dire paludose.
Credo che giunto a questo punto, l’aspirante scrittore debba armarsi di tanta pazienza e mettere da parte un po’ l’ego, che per lui è forse la cosa più difficile. Ha lavorato tanto per arrivare sul piedistallo, la lingua forbita e pronta a colpire, che proprio adesso gli dispiacerebbe di restarsene lì muto.

Annunci

10 pensieri su “L’apprendistato di un aspirante scrittore

  1. Bella domanda Simo, bella domanda. La risposta verrà da sola, naturale, semplice e immediata e la troverai stando affacciato a quella finestra.

  2. Condivido praticamente tutto quello che hai detto, tranne l’esonerare l’ego per un po’. Credo sia impossibile scindere l’ego dalla professione, perchè quando le due entità si incontrano (e questo vale a maggior ragione per uno scrittore o aspirante tale), si fondono in un nuovo unicum inscindibile.

    • E’ vero, ma io intendevo nello specifico mettersi da parte e lavorare – disertare ad esempio le presentazioni, assentarsi per un po’ dalle discussioni in rete e cose di questo genere, che soddisfano l’ego ma rallentano il lavoro 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...