La resurrezione del signor Palletico

imageedit_1_6654599480Ve lo ricordate? Son quasi tre anni che non lo si sentiva più parlare. Aveva spento il televisore, smesso con il bar per via d’un fegato gonfio a dismisura.
A chi gli nominava l’alcol, lui rispondeva che era invece colpa della politica.
A proposito di quella: pensate forse che non si sia incavolato?
Dopo tutto questo tempo non pretendeva certo di veder cambiato qualcosa, ma almeno i volti, per diamine, quelli sì!
Gli amici del bar gli hanno fatto presente che nel frattempo c’è stato quel comico, e anche quel professore che voleva farci i conti in tasca.
Il signor Palletico, però, ne ha abbastanza dei fenomeni da baraccone, e anche di chi vuole insegnargli a stare al mondo col conto pieno in banca. Appena ha rimesso piede al bar, lì in via Malatesta, è stato categorico: «Con la pensione che m’hanno lasciato non posso più permettermi nemmeno un gingerino».
«Vedrai che con quel comico là le cose cambieranno, dagli tempo!»
E giù a ridere e a darsi di gomito, come hanno sempre fatto, perché lui è vecchio e c’ha pure quel difetto alle gambe che non gli stanno un attimo ferme quando gli prende il nervoso.
«Te non stai più al passo coi tempi».
Ma al signor Palletico gli sembra piuttosto che si vada indietro, anziché in avanti.
«Avete ragione, son rimasto indietro, ma a me per il culo non mi ci prendono!»
Con le parolacce non ha smesso, non smetterà mai. Provateci anche voi a spiegarglielo: che bisogna pur sapersi adattare, scegliere il meno peggio. Per lui la storia è finita dopo Berlinguer: Enrico. Il resto è cronaca.
«Ormai c’è più verità nei romanzi che in quel che scrivono i giornalisti».
Al bar è sceso un silenzio imbarazzato, che dopo si sono sentiti in obbligo d’interrompere la briscola per pudore. Parlava soltanto la televisione, che il signor Palletico si era illuso di aver sconfitto.
Quando si è infine congedato hanno tirato tutti quanti un sospiro di sollievo. Il barista ha preso la bottigilia di Campari e ha promesso che sarebbe andata via tutta quanta a gratis, per festeggiare l’uscita di scena.
Il brindisi è stato una sorta di slogan politico ormai in voga da anni: «Speriamo che non torni più,» ha detto il proprietario, «mette addosso una tale tristezza che ci passa persino la voglia di bere».

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4 commenti

  1. Povero signor P., dai tempi d’oro della politica, quando ancora politica era sinonimo di fede e ideali prima ancora che di soldi, si è trovato catapultato nell’Animal Farm di oggi tra arrivisti, puttane elegantemente chiamate escort(perché il francese ammorbidisce e rende tutto più raffinato ), populisti dell’ultima ora, comici istrioni e sedicenti imprenditori impomatati con tanto di lifting e lampada, camicia pulita e polsini logori.
    Mi sembra di vederlo, Mister P., agitarsi, inquieto, tra i tavoli d’un’osteria, andar su e giù, giù e su per la stanza e sussurrare alle orecchie di clienti attoniti “La coscienza politica è morta, morta”, come una sorta di pazzo nietzschiano, “fuori come un balcone”, direbbero i giovani con una delle loro frasi idiomatiche colorite. Poi tornerebbe a casa, si scalderebbe una scatoletta di minestrone precotto e si addormenterebbe in mutande sul divano del salotto con la tv accesa sull’ennesima stupida fiction.
    Cosa può fare il vecchio signor P., figlio di una generazione estinta, orfano ramingo troppo giovane per morire e troppo vecchio per cambiare le carte in tavola?
    Speriamo che continui a vagabondare per bar, punzecchiando le nostre vili coscienze di giovani larve esistenziali…

  2. Quando ubriaco rifilagli bicchieri di acqua, intingendo di gin solo il bordo del bicchiere…come faceva Fernanda Pivano quando andava ad intervistare Kerouac… 😉 è un palliativo, lo so, ma oggi i palliativi sono di gran moda, all’ordine del giorno

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