Il vil popolo

33880_lom60_33880_1Si fa presto a dire popolo: ad adularlo per godere dei favori che elargisce a profusione; a detestarlo quando non comprende la verità custodita dai pochi.
Lo si tira da tutte le parti, questo popolo informe, ma non si scopre mai dove tenga la testa e dove il culo; e siccome non si vuol credere né a quanto dice la bocca, né allo strombazzare del sedere, allora si parla per suo conto.
Un popolo, si sa, è una costruzione: ma chi se ne assume la responsabilità? Il popolo è sovrano – questa spia rossa che si accende ogni tanto nel serbatoio della democrazia. Oppure, il popolo è fatto di pecoroni; e giù ad abbaiare i cani da guardia della cultura.
Ogni tanto, poi, il popolo s’incazza; ma si sa, che non è un fatto italiano. Ci vorrebbe un agitatore, un capopopolo per l’appunto; e che non fosse sul libro paga di nessuno: in pratica, un folle.
Ne abbiamo conosciuti, e fin troppi, nel passato, e ancora ce ne sono; ma la vera follia è il potere nelle mani di uno, e la fede che lo sorregge: credere davvero ch’egli parli e agisca in nome del popolo.

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