La ri-creazione critica e cinematografica /1

truppe2Gli spazi della critica mi hanno sempre affascinato per via della loro conformazione, che spesso ha i confini della conclave, di un territorio che viene difeso con un dispiegamento di mezzi e con delle strategie che assomigliano in tutto e per tutto a quelle usate in battaglia. Si tratta di un carattere dominante e appariscente nella cosiddetta critica impegnata – o engagé – ma che non appartiene soltanto ad essa. Anche la critica che cerca di nascondersi dietro la maschera dell’oggettivismo o che si proclama neutrale – non è forse questo un altro termine che ci riconduce al vocabolario militare? – non sfugge a questa logica. Spesso l’arma più temibile è proprio quella che si tiene nascosta, per questo diffido di chi non denuncia mai il proprio punto di vista. Nel caso del cinema possiamo anche vederla come una forma di adeguamento a un linguaggio che nel corso del tempo si è messo sempre più al servizio della trama, quando non si limita addirittura a scimmiottare le pose degli attori. Ma potrebbe essere vero anche il contrario: non sarà forse che la forma-recensione invogli alla diffusione di un cinema spettacolare e di puro intrattenimento?

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