Un’amicizia: dalla malattia di scrivere

Questo post è dedicato a Fabiano Voltan, un amico, prima ancora che uno scrittore (e tanto altro: pittore, musicista, e ancora), che incontrai in un giono di diversi anni fa (si era da poco entrati nel nuovo millennio) fuori della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. Stava lì, con i suoi libri in mano che vendeva attraversando l’Italia in bicicletta, e come se ci fossimo conosciuti da sempre iniziammo un dialogo che non s’è più interrotto (anche se ci separa la distanza, sappiamo in qualche modo riprendere sempre il filo). A interrompersi, almeno momentaneamente, è stata forse la sua scrittura, che ha ceduto il passo alla meditazione e a lunghi viaggi in india.

Fabiano non ha mai cercato un editore, preferendo piuttosto perseguire una forma di autoproduzione che è una vera e propria disciplina – un giorno mi spiegò che imparò a vendere i suoi libri partendo da casa con pochi soldi, così che la fame avrebbe avuto la meglio sulla timidezza. Se non fosse stato per questa sua scelta non l’avrei mai conosciuto, e mi sarei perso sia i libri (che ho tutti, così come lui ha i miei) che la sua amicizia, in nome della quale ho deciso, con la sua autorizzazione, di pubblicare un estratto (e più precisamente l’incipit) da uno dei suoi primi testi, del 1997, intitolato Residui psichiatrici (perché una delle cose che ci accomunano, oltre alla scrittura, è l’aver avuto a che fare per lavoro con il mondo della malattia mentale: lui in veste d’infermiere psichiatrico, io di obiettore di coscienza).

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22 febbraio. mobilità per compensazione. art. 15 DPR 384/90.

Det Lov fa il suo ingresso nella psichiatria. L’isola felice lo attende. Due milioni al mese per andare al bar e giocare a carte.

Det Lov legge i diari clinici. È in mezzo ai matti. Deve fare attenzione.

                                              La soffitta dei cervelli

– Fino a cinque anni fa non c’erano ancora. Non credo li abbiano spostati. Non sale più nessuno lì sopra.

Det Love è affascinato. L’idea di entrare in una stanza dei cervelli lo stimola. È un percorso obbligato. Lui è un artista. Sa che il cervello è il punto di partenza ed il punto di arrivo.

approfondire le conoscenze anatomiche. processo evolutivo. dalle prime forme di vita all’uomo. nell’uomo: lo sviluppo embrionale del sistema nervoso. l’anatomia. il funzionamento cellulare. le funzioni superiori. i poteri paranormali.

Det entra nella stanza dei cervelli. Ha le informazioni dell’archivio. In un primo tempo non le utilizza. Vuole verificare se la morfologia anatomica dà indicazioni riguardo la personalità. Risultato scontato.

È uno studio di fossili. Dallo scheletro immaginiamo il dinosauro, l’ambiente in cui viveva, come mai si è estinto. Uno studio superfluo dato che disponiamo di dinosauri veri. L’occidente ha inventato la scienza a colpi di bisturi.

cervelli. dentro vasi di vetro in formalina. cervelli da cadavere. sezioni lobotomizzate.

ex manicomio. legge 180. chiusura dei manicomi.

La gente ha strane idee. Pensa che basti una legge per risolvere un problema. Pensa che basti cambiare nome alle cose per trasformarle. La malattia mentale colpisce l’un per cento della popolazione. Comunque.

Det Lov legge le cartelle cliniche. Ci sono due sezioni. La cartella storica, con il primo ricovero e la diagnosi. La cartella attuale, con gli ultimi sviluppi. Det vuole capire. Legge le vecchie cartelle.

Nelle cartelle storiche ci sono delle parti battute a macchina. Sono le parti che Det preferisce. Le considera dei veri e propri libri. Hanno trent’anni e più. Sono scritte in uno strano italiano. Gustosissime. Se fossero state in vendita in libreria, Det avrebbe pagato per poterle leggere. Probabilmente sono il frutto di qualche strana collaborazione. Det pensa che il medico psichiatra avesse steso la prima bozza. Colloqui. Ipotesi. Situazioni famigliari viste dall’interno e dall’esterno. Una ricchezza di osservazioni. Di punti di vista. Tentativi di impossibile obiettività. Brevi racconti significativi. Quasi aneddoti. Il tutto era però finito in altre mani. Una segretaria. Qualcuno. Qualcuno che sapeva scrivere a macchina. Che era l’artefice di quello strano stile letterario. Un creativo. Con un basso grado di scolarizzazione. Puro. Incontaminato. Del resto trent’anni prima le scuole dell’obbligo si fermavano alle elementari. Il creativo sistemava le annotazioni mediche. Le italianizzava. Il colore della forma.

Det ha letto anche le cartelle attuali. Si è stancato subito. Una noia senza fine.

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6 pensieri su “Un’amicizia: dalla malattia di scrivere”

  1. mitico!!! grazie Simo… mi fa effetto rileggere adesso, dopo più di dieci anni… devo dire che ormai inizio a dimenticare… non capisco se sono cambiato completamente o se sono rimasto lo stesso pur dedicandomi a questioni completamente diverse! Qua bisogna tornare a fa’ l “trovatore”, altro che! 🙂

  2. Allora è giunto il momento che tu ti rilegga: penso che nelle premesse fosse già implicito il punto d’arrivo – forse adesso potrai comprenderlo meglio, chissà 😉

  3. meraviglioso spaccato di un capitolo di storia, quello dei manicomi, sempre sottovalutato e dimenticato. non conosco Fabiano ma deve assolutamente scrivere perchè lo sa davvero fare.
    grazie per questa chicca..

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