Epifania della parola

Un estratto dalla bellissima recensione di Sonia Caporossi su Critica Impura.

I racconti di Ghelli non sono pertanto realistici, bensì, al limite, possono dirsi  “realizzanti”, in quanto riconducono continuamente e sempre parzialmente il proprio sostrato di significanza sulla scala di valore del simbolo, consistendo il loro supremo sforzo comunicativo in un tormentato fieri, in un percorso metamorfico di fatica, in un brancolio nel buio alla ricerca dell’epifania della parola, come si evince nel magistrale racconto che dà il titolo all’intera raccolta, “l’Ora migliore”: “so che non possiamo farne a meno, eppure un giorno non ci sarà. La parola scritta. Un giorno non molto lontano, non più. L’ho inseguita tra i terremoti del sogno, e ora so che cos’era tutta quell’acqua fitta attraverso le crepe” (p. 11). Il dilavare delle infiltrazioni nell’anima è come l’ “anello che non tiene” di montaliana memoria,  sta lì a ricordarci la troppa umanità dello scrittore ed il suo travaglio, il labor limae dell’autore – carpentiere, che stucca e ristucca i mobili pensieri affinché, contro ogni strutturalismo, le parole aderiscano alle cose, e non accada invece il contrario.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...