Il gusto degli altri

A fine estate, giunge lieta la notizia di una nuova recensione della mia raccolta di racconti. E’ molto importante che di un libro si continui a parlare anche a distanza, che l’attenzione non si spenga nel breve volgere del tempo che mastica gli innumerevoli titoli sfornati dall’industria culturale. Forse tutto ciò è possibile proprio perché i racconti, in questo nostro paese, hanno già poco mercato, e quindi possono permettersi il lusso di obbedire ad altre regole. Forse perché, prendeno a prestito le parole con cui si conclude la recensione di Giovanna Repetto, il mio « E’ un libro schivo, quasi dimesso, che rivela i suoi pregi nel tempo.»

Concordo sul giudizio, su quel  “mangiabile” con cui viene valuta la mia opera, proprio perché “discontinua” nella sua qualità – e in effetti si tratta di un bel guazzabuglio di cose; di un “cacciucco” di idee, se dovessi usare un paragone attingendo dalla tradizione della cucina a cui appartengo. Mi piace insomma l’idea che il lettore sia costretto, a causa delle mie imperfezioni, a togliere qualche lisca dal piatto; a compiere lo sforzo di usare anche un po’ del suo ingegno: in poche parole a rileggere, per capire se veramente sia il cuoco ad aver sbagliato o non il proprio palato, abituato a gustare sempre le stesse cose.

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