PRIMA RECENSIONE

Quella che segue è la recensione firmata da Andrea Brancolini di Lankelot, la prima (alla quale spero ne seguiranno altre) alla mia raccolta di racconti da poco pubblicata.


Questa raccolta di racconti sembra uscita da uno stato di dormiveglia. L’autore, nella sua premessa iniziale, pone l’accento su tre elementi portanti: l’acqua, il sogno, la follia; sono certo caratteristiche importanti all’interno del narrato, e facenti parte della sua scrittura, ma da lettore il senso complessivo che ne ho avuto, appena terminata la lettura, è stato quello di uno stato di dormiveglia. Sarà forse stato un influsso inconscio del primo racconto, che dà il titolo anche alla raccolta, dove “È una forma d’intimità, quella che più avvicina la scrittura al sonno.” (pag. 17).

Il protagonista parla della parola scritta, della scrittura, della sua incapacità di scrivere nelle ore notturne, “Proprio non ci riesco. A scrivere di notte, dico. Anche se la mia testa gira bene, c’è questo piccolo problema delle palpebre.[…] Dopo una cert’ora a me vengono giù. Si fanno pesanti come asciugamani bagnati.” (pag. 15). Sono, forse, a ben guardare, racconti da occhi semichiusi, come su una spiaggia battuta dal vento, a guardare l’orizzonte marino. Mi riporta, questo, al porto sepolto ungarettiano, ma le mie sono semplici associazioni, nient’altro. Dicevo poco fa dello stato di dormiveglia perché è una condizione di semicoscienza, e queste storie sembrano stare sul limite, in un equilibrio che è costante mancanza e ritrovamento temporaneo di esso. L’autore scrive che sono racconti scritti nell’arco di sei anni, alcuni pubblicati già su riviste on-line e cartacee, su antologie edite, e rendono l’idea di un percorso sviluppatosi nel tempo, come stazioni di una linea ferroviaria. Raccontano momenti di confine, zone di passaggio, crisi personali, cercano di indagare come l’esterno influisca sugli individui, dalla chiusura di una fabbrica alla frequentazione di un manicomio, dal perdersi in strade dai nomi di filosofi, ad una luce che fa volgere lo sguardo altrove rispetto al solito. La scrittura succede ed asseconda il materiale narrativo, per farsi tramite di esso. Una cosa da non leggere, prima dei racconti, è a mio avviso la premessa, che toglie un po’ il gusto della scoperta di ciò che segue, anche se posso, credo, capirne la necessità per l’autore. Solo che, lo ammetto, mi ha all’inizio condizionato nella lettura, cosa che invece non avrei voluto sentire. Leggetela alla fine, allora, così da confrontarla con le vostre impressioni. A me hanno lasciato una curiosità riguardo a prove di più ampio respiro, intendendo con questo non solo un romanzo, ma pure racconti più lunghi, essendo questi davvero come sorsi d’acqua, ognuno dal sapore leggermente diverso. Una prova, questa de L’ora migliore e altri racconti, che mi ha interdetto, perché la sento come prodromica verso altro, una strada sotterranea, o subacquea. Riprendo le parole che aprono la raccolta: “Non potrò dunque mai scrivere / veramente a caso e senza disegno, / sì da almeno sbirciare, traverso il subbuglio / e il disordine, il fondo di me?” (Tommaso Landolfi). L’impressione è che l’autore, al fondo, ancora non sia arrivato, ma la via mi sembra tracciata.

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4 pensieri su “PRIMA RECENSIONE”

  1. Ho già avuto modo di comunicarti che mi piace, direi, questa recensione, ma personalmente avrei preferito non leggere di sole “semplici associazioni”. Mi aspettavo che in una recensione ci si prendesse tranquillamente la propria responsabilità evocativa di fatti e similitudini direi assolutamente lecite.
    Complimenti a te!

  2. Sai, una recensione non coincide per forza con un’analisi critica del testo… molto spesso è fatta anche di impressioni, di libere associazioni, così come quelle di un qualsiasi lettore (anche se si presuppone una preparazione senz’altro superiore alla media)…

    grazie 🙂

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