“L’ora migliore” per leggere

Riporto qui le impressioni notturne sul primo racconto della mia nuova raccolta, partorite dalla sensibilità di una lettrice a me cara…

Probabilmente solo di notte. sembra vero, si entra in contatto con un silenzio primordiale conciliatore dell’immaginazione così come dell’amato oblio del sonno.
Lontana dal volermi permettere un’analisi in questo caso, io mi rimetto all’emozione di una lettrice. E’ come una caduta, a mio avviso stilisticamente consapevole, tra le dicotomie più intense e profonde dello stato umano contemporaneo. Attraverso il chiavistello dell’autobiografia si percorrono molti dei proprio stati d’animo, convinzioni, paure, considerazioni, desideri … desideri irrefrenabili. Scrivere. Comunicare. Esprimersi. Richiedere l’attenzione del mondo facendo strizzare il cervello con le mani … di notte in preparazione del giorno, di un giorno amaro e magro in cui ti puoi anche accorgere di quante “sardine” ci siano attorno a te nonostante la consapevolezza dell’esistenza di una marea di squali. Chissà perché ho sempre fermamente pensato che uno scrittore in senso davvero classico come te, nonostante gli esercizi stilistici o i toscanismi, debba essere capace di emozionare, di “comprendere”, di accogliere il sentire proprio come quello altrui e mettere tutto ciò a fattor comune. Scrivere per sé, ma anche per concedere voce. Intimo, ma universale. Ritmato, ma lieve. Questa è la sensazione dell’ora migliore, il racconto che apre questa raccolta. Con una notevole leggerezza poni metaforicamente l’etica dietro le immagini: l’interesse per l’esistenza concreta dell’individuo, per la soggettività, la libertà individuale, la possibilità della scelta, l’importanza dell’azione individuale nella decisione sui temi della moralità e della verità, … evidenziando la necessità dell’unicità dell’esperienza, il coinvolgimento personale nell’azione e una rottura del primato della prospettiva dell’individuo agente su quella dell’osservatore distaccato e obiettivo.
Al centro di questo vortice d’acqua potente e magnifica c’è l’ora migliore per tutti. C’è l’essenza. Tutto si scioglie, il cielo è terso, il pensiero fluisce. Ma l’accidia stronca il desiderio e serba i pensieri che covano e si districano lentamente, lentamente, fino al giorno in cui devi assolutamente godere di quel “tratto nero” della parola. “Ogni volta è come uccidersi un pò con le proprie mani”, ogni volta è un tentato suicidio alla nostra possibilità di stare in superficie e illudersi di un’esistenza meno complessa da affrontare, in cui immergersi a capofitto e combattere l’oblio, l’accidia, il sonno, la staticità, la noncuranza, la passività, il fastidio del ronzio di una maledetta “mosca”. La paura estrema. Un infarto dei sensi: ti hanno messo il capo nell’acqua spingendoti nel vortice e temi di dover per sempre ruotare. Come mutare.Come anche evolversi.
Questa lettura mi lascia il sapore della forza del pensiero che, nel rivelare le proprie contraddizioni, le proprie immagini, le proprie troppo umane debolezze, comunica alla pari con la coscienza di chi necessita di attraversare il Χάος, in quanto personificazione dello stato primordiale di vuoto buio, prima della creazione del cosmo da cui emersero gli dei e gli uomini. Nel “dolce naufragare” nel sonno, voragine senza fine, si insinua il desiderio di espressione della destrezza e dell’energia vitale attraverso la parola.

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