La televisione delle libertà

Il signor Palletico, si sa, è uno che se potesse metterebbe al gabbio tutti i politici e butterebbe via la chiave.

Lui, di tutta questa libertà che c’è in giro, spalmata sui manifesti elettorali, reclamata a gran voce in tv e infilata a forza nei simboletti dei partiti, non sa proprio che farsene.

«Non è per quella che ho combattuto,» sbraita «non è la libertà dei ricchi che volevo, che quelli la libertà di stare in pace ce l’hanno sempre avuta».

Il problema, secondo il signor Palletico, è che gl’italiani sono una massa di pecoroni e c’hanno bisogno del pastore tedesco che gli dica cosa fare e non fare.

«Ché poi, tanto, un modo di fregare gli altri si trova sempre!»

Quando poi guarda Anno Zero, il giorno dopo son guai. Lui non capisce perché si ostinino a invitare quello lì con la scucchia o quell’altro che fa l’avvocato ma sembra che non mangi da settimane. Cioè, in realtà dice di averlo capito benissimo il perché.

«È per via dell’audience, altro che destra e sinistra!»

E lui ci s’incavola ancora di più, perché in quel tranello ci cade sempre con tutti e due i piedi, nella trappola di vedere cos’altro s’inventeranno per arrampicarsi sugli specchi. E così, ogni venerdì è questa storia qua, che il signor Palletico è più inviperito che mai, e al bar di via Malatesta non si parla d’altro.

Insomma, si è giunti alla conclusione che il problema sia costituito quindi dalla troppa tolleranza, altro che ricerca della libertà, e se qualcuno non è d’accordo paga il giro di Campari per tutti. E questa è la nostra nuova legge: che ci siamo ripromessi che d’ora in avanti toglieremo il volume dell’audio quando parlano quelli che ci garban poco, che poi son la maggioranza. E come farete a seguire il filo del dibattito, vi chiederete voi? A noi non interessa, vi rispondiamo. Preferiamo preservare la nostra intelligenza, per quanto ci s’abbia già la nostra età. Almeno questo diritto lo avremo acquisito, o no? E poi, il signor Palletico non ci vedeva dalla contentezza, per una volta che gli si dava ragione, anche se lui c’ha un problema di non poco conto: gli s’è rotto il telecomando, e così dovrà fare la staffetta tra il divano e il televisore per controllare il volume coi tasti sotto lo schermo.

«Poco male,» ha dichiarato «così è la volta buona che faccio anche un po’ d’esercizio per riattivare la circolazione».

Ecco quindi la nostra unica libertà: di usare la televisione come più ci pare.

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