La voce dell’Io

E allora diamoli voce a quest’Io, sentiamo cos’ha da dirci di così importante, mi son detto, se davvero è così terapeutico. Durante il giorno mormora, bofonchia, a volte si assenta del tutto, ma la sera, proprio sul più bello, magari mentre sto per addormentarmi, lui è lì che rimugina. Approfitta del calar delle forze, di difese più deboli, soprattutto del silenzio della stanza in cui mi sono ritirato a vita solitaria.

È in quei momenti lì che fa la voce grossa, che accampa diritti sul sottoscritto, accusandomi di soffrire di bassa autostima. Troppo facile, mi dice, dare la colpa ai tempi bui. Tu e i tuoi compagni, insiste, siete di quelli senza spina dorsale, ché ne sono esistiti in tutti i tempi, soltanto che al giorno d’oggi pretendete pure di fare gl’intellettuali!

Capirete che devo pur difendermi da un’accusa del genere, da quest’ombra d’infamia gettata sulla mia generazione tutta, di cui da anni si parla tanto e male, e perlopiù a sproposito. D’altronde sono mesi che m’ingegno di trovare un modo originale di trattare la materia, di farne un libro, insomma, ma dopo la foga iniziale mi affloscio, mi abbacchio come un amante che non sappia risparmiarsi, e non vorrei che anche questa fosse una di quelle volte…

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