Chi paga per la secessione?

Forse mi è d’obbligo spiegarvi che palletico è una parola frequentata presso più in Toscana, dove indica uno stato fisico, probabilmente dettato da moventi psichici, consistente in un’incontrollabile attività degli arti inferiori. Chi ne ha provato gli effetti, non tarderà a ricordarsi di un formicolio sanguigno, di un lieve bruciore che anima gli scalpitanti muscoli e che spinge a mettersi in cammino anche nelle ore più impensabili.

Secondo alcuni il palletico sopraggiunge quando si è troppo stanchi (e difatti non di rado la sera, nel letto, prima di addormentarsi), per altri quando si è troppo nervosi. Nessuno ha mai escluso l’ipotesi che i due fattori possano sovrapporsi, anzi, c’è chi è convinto che il primo sia spesso causa del secondo, e che il palletico stia quindi in cima a un’ideale catena che va da uno stato di serenità a uno di frenesia.

Nel caso del mio amico del bar di via Malatesta, si può dire però che lui non conosca momenti di calma, a meno di non confonderli con la sua volontà di non esternare opinioni, poiché il signor Palletico ribolle senza tregua, ma ha trovato un suo equilibrio apparente che soltanto i notiziari riescono a scombinare.

Prendiamo il polverone alzato con lo scontro tra leghisti e romani. Mentre giornalisti e opinionisti vari si contorcevano in ragionamenti etici e morali sull’argomento, il signor Palletico continuava a rimuginare su quell’unico cruccio che non riusciva proprio a digerire; e si ha un bel dire che il pensare non sia lavoro stancante e che non renda nervosi a lungo andare, poiché dopo l’ennesima digressione storica sull’unità d’Italia e sui suoi precedenti, il mio amico non ha più retto e ha dato via libera al tarlo che lo rodeva: «Va bene l’unità e il patriottismo,» ha tuonato «ma i soldi spesi per organizzare questa pagliacciata della polenta e della coda alla vaccinara, dove li hanno presi?! Quelli son soldi di tutti, altro che secessione!»

Qualcuno ha mormorato che in guerra il signor Palletico ne abbia mangiata così tanta di polenta da uscirgliene persino dagli occhi. Si ostina a chiamarla guerra, lui, la resistenza: una guerra di liberazione, per la precisione, anche se oggi è di lui e dei suoi compagni e della memoria del loro sacrificio e di quello di tutte le vittime che vorrebbero liberarsi. Ce ne sarebbe abbastanza di che farsi venire il prurito alle mani, che è un po’ come averci il palletico lì anziché alle gambe, se non fosse che la gioventù non è cliente di questo bar…

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2 pensieri su “Chi paga per la secessione?”

  1. Pagheremo tutti e la pagheremo anche molto cara. Sarà lo squilibrio totale. Come se questo Paese fosse spastico! Con le braccia che si muovono correttamente e le gambe che penzolano e non ti tengono in piedi, un Paese col Palletico!
    Leggerti è una rivelazione quotidiana. Personalmente ho timore delle folle e delle cene a base di coda alla vaccinara. Ipocrisia e teatro.

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