La guerra per gli avanzi

Voglio subito dire
di chi non è la colpa:
non dei genitori,
né degli amici
o degli amori passati e futuri.

La colpa è solo mia:
mia che ho creduto
e che poi ho disperato.

Ditemi ancora
quello che non sono stato,
che vi attendevate da me.

Ho tutto il tempo
di aspettare,
di sgranare il rosario
dei progetti condonati.

Ditemi quante volte,
tutte le volte
che avete scosso la testa.

Per voi
ho male alla testa,
per l’ostinazione
che mi ha respinto,
per i pensieri trattenuti
come catarro nel cervello.

Ditemi del vostro tempo,
dei sacrifici e degl’inganni,
di quanto ci siamo persi.

Ditemi ancora
che sono un balordo,
voi onesti farabutti.

Mia, solo mia è la colpa.
Mia l’eredità di chi ha ucciso il poeta
e lo stato civile.
Mia l’impotenza di questi anni,
il fallimento di ogni preparativo,
ogni inizio
che era già anche una fine.

E adesso,
che la colpa è stata data,
che sia questa una fine
e finalmente un inizio.

Non restiamo
al cappio degli strozzini,
appesi alle finestre
da cui non passa l’aria.

Non restiamo
alle logiche di scambio,
all’era dei voti a perdere.

Ma se non restiamo,
dove andiamo,
imbarcati
su voli low cost
o su treni soppressi?

Se non ci affidiamo
a voi meccanici
dei nostri ingranaggi,
dov’è che andiamo,
pieni di carta straccia
nel sottovuoto
del vostro immaginario?

Su, andate a lavorare,
razza di lavativi,
di perdigiorno,
di scioperati
che fanno sempre domenica.

Non attaccatevi
all’ombra dei padri,
non alla loro istituzione
o alla matematica delle poltrone.

Di quale equazione parliamo,
noi che l’uguaglianza
ce l’hanno sparpagliata
nei sondaggi,
che c’hanno sminuzzati
nei lavori a progetto
rinnovati via fax?

Quale coscienza ritrovare
nel tempo inflazionato,
sommersi dagli avanzi
dell’offerta,
rincorsi dai saldi
tutto l’anno?

Piuttosto,
ritrovare la colpa ogni giorno,
la smania di acquisto,
l’indebitamento col passato,
noi che la memoria
ce la stanno chiudendo
in cassaforte.
Noi che anche
a spendere tutto
non potremo mai
riprenderci niente.

È questa
la vostra economia,
il futuro in leasing
che c’avete programmato.

Rimasti
senza rappresentanza
non abbiamo
meritato
un futuro
senza deleghe,
bensì
un futuro
indebitato.

Piuttosto,
strappare tutte
le carte fedeltà,
azzerare tutte
le raccolte punti,
staccarne
a uno a uno
i bollini,
le esperienze
impilate
nei curriculum vitae.

Cos’altro direbbero ancora
delle nostre carcasse lucidate a nuovo
se nei garage dei loro buoni consigli
non ne trovassero più neanche una?

Che cosa direbbero
dinanzi al circuito vuoto,
derubato dei roboanti motori
che ci consegnarono per correre nel nulla?

Dopo la grande abbuffata,
finiti anche i resti della carneficina,
non restano che le posate,
le punte divelte con cui consumare anche noi
i nostri sacrosanti delitti.

Avreste forse qualcosa da ridire
dei nostri antipasti di chiodi,
delle nostre portate contundenti,
dei nostri bicchieri di solfiti
tinti di rosso?

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